Ci sono due cose che invidio a chi ha frequentato un liceo classico o linguistico: l’aver studiato Filosofia e Storia dell’Arte. Sono due materie di cui sento la mancanza nel mio bagaglio culturale. E’ logico che nei programmi scolastici queste siano state ritenute superflue per chi frequentava – come me – una scuola tecnica, dirò di più, il fatto di averle ‘sostituite’ nel ciclo di studi con diritto, economia politica e scienza delle finanze, mi fa pensare di aver voluto rendere già da allora gli studenti più materialisti ed ‘aridi’. Per fortuna, con molti di loro non ci sono riusciti. Chi ha sete di conoscenza, non si è fermato a questi paletti imposti. Ed uso di proposito un verbo al passato. Non so quanti studenti moderni, spinti dalle proprie lacune, si lasceranno in futuro tentare dal voler colmare questi vuoti. Io lo faccio, forse facilitata dalla mia cocciutaggine, o solo dall’essere cosciente della validità del detto ‘NON E’ MAI TROPPO TARDI’.
E così, in un sabato pomeriggio piovigginoso, dove turisti dell’weekend pasquale cercavano di districarsi tra spazi aperti come l’Acquario e l’Euroflora ed i vicoli della città vecchia, io mi rintanavo tra le sale del Palazzo Ducale, a percorrere 120 anni di storia della pittura, quella che dalla raffigurazione delle cose e delle persone, si trasformava in raffigurazione della natura. Dal primo Courbet che rappresenta l’uomo piccolo, in basso a sinistra nel quadro, già non più protagonista, ed inizia a raffigurare solo la natura, per arrivare a Monet, Cézanne, Matisse, Renoir, Munch, Soutine, Bonnard, Braques e Van Gogh.
Ma soprattutto una mostra dove la luce accesa del sole del Mediterraneo ed il blu intenso del suo mare stravolgono ed accendono i colori.
“Non c’è blu senza il giallo e senza l’arancione.” (Vincent Van Gogh)
BUONA PASQUA A TUTTI!
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