Archivio delle Categorie: argent de poche… ovvero, filosofia spicciola

Passeggiando tra le antiche mura

Ci sono due cose che invidio a chi ha frequentato un liceo classico o linguistico: l’aver studiato Filosofia e Storia dell’Arte. Sono due materie di cui  sento la mancanza nel mio bagaglio culturale. E’ logico che nei programmi scolastici queste siano state ritenute superflue per chi frequentava – come me – una scuola tecnica, dirò di più, il fatto di averle ‘sostituite’ nel ciclo di studi con diritto, economia politica e scienza delle finanze, mi fa pensare di aver voluto rendere già da allora gli studenti più materialisti ed ‘aridi’. Per fortuna, con molti di loro non ci sono riusciti. Chi ha sete di conoscenza, non si è fermato a questi paletti imposti. Ed uso di proposito un verbo al passato. Non so quanti studenti moderni, spinti dalle proprie lacune, si lasceranno in futuro tentare dal voler colmare questi vuoti.  Io lo faccio, forse facilitata dalla mia cocciutaggine, o solo dall’essere cosciente della validità del detto ‘NON E’ MAI TROPPO TARDI’.

E così, in un sabato pomeriggio piovigginoso, dove turisti dell’weekend pasquale cercavano di districarsi tra spazi aperti come l’Acquario l’Euroflora ed i vicoli della città vecchia, io mi rintanavo tra le sale del Palazzo Ducale, a percorrere 120 anni di storia della pittura, quella che dalla raffigurazione delle cose e delle persone, si trasformava in raffigurazione della natura. Dal primo Courbet che rappresenta l’uomo piccolo, in basso a sinistra nel quadro, già non più protagonista, ed inizia a raffigurare solo la natura, per arrivare a Monet, Cézanne, Matisse, Renoir, Munch, Soutine, Bonnard, Braques  e Van Gogh.

Ma soprattutto una mostra dove la luce accesa del sole del Mediterraneo ed il blu intenso del suo mare stravolgono ed accendono  i colori.

“Non c’è blu senza il giallo e senza l’arancione.”
(Vincent Van Gogh)
 

 BUONA PASQUA  A TUTTI!

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Il dado

E’ l’oggetto che nell’immaginifico è il simbolo della sorte. Ha sei facce, sei punti diversi, sei modi di rotolare sul tappeto, dà gioia o disperazione. E’ la casualità fatta oggetto, molto più di altri simbolismi usati per lasciare al caso – almeno in apparenza – le proprie decisioni. La moneta, la pietra dietro la schiena impongono una scelta secca: vado o sto, bianco o nero, destra o sinistra. Il dado no, in modo particolare quando non è solo. Il punteggio realizzato a cui si affida la vittoria o la sconfitta è a sua volta la somma di due casualità.

Ed io mi sento sempre più assomigliare ad un dado: ‘facce’ diverse, punteggi diversi, la casualità del modo di sentirmi e, parallelamente, di apparire agli occhi degli altri.

Ecco questo è il lato ‘professionale’: con una bella maschera in visto, gli darei il  6. Questa la parte ‘relazioni esterne’: le darei un 3, a volte un 2. Ecco il lato ‘diplomazia & pazienza’: a giorni alterni varia dal 4 all’1. Il lato romantico ha sicuramente un bel 5 secco, sempre pronta a partire per voli che a Pindaro gli farebbero un bel baffo.

C’è solo un problema.

Spesso il dado lo lanciano gli altri… e decidono loro quale sarà la mia faccia sul tappeto verde…

PS. Sono stanca. Stanca di parlare di politica, di catastrofi, di guerre, di stupidità umana. Ho la nausea. Ho voglia di evadere e riprendere a cazzeggiare come facevamo una volta. Un bel meme alla Maumozio, o l’organizzazione di un raduno con annessi e connessi, insomma le solite cazzate, o anche – ma solo per esempio eh! – … organizzare una mega festa di compleanno formato XL per i nuovi cinquantenni del 2011… insomma, ridatemi il sorriso, ve ne pregoooooo!

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Proprio non ne sono capace…

No. Scusatemi, ma non ci riesco. Non sono capace di sorrisi ed auguri di circostanza. Non sono nemmeno capace di pubblicare una foto delle celebrazioni odierne, tanto meno quella di un tricolore.

Non vorrei essere fraintesa, ma mi sto chiedendo –  credo come molti - ‘cosa ci sia da festeggiare’. Sono passati 150 anni da imprese che a ragione vanno viste come eroiche, figlie di ideali e sogni di secoli, e oggi, proprio tra i celebranti di questa giornata ci  sono  coloro che con il loro operato quotidiano cercano di sgretolare questa unità, applicando il vecchio moto latino del ‘dividi et impera’.

E’ un po’ come i festeggiamenti per i 60 anni dalla fine di quella che, memori dell’errore già fatto, fu definita come Seconda Guerra Mondiale che, nata come guerra di espansione, si è rivelata invece come lo spunto per un sollevamento popolare, da nord a sud, figlio di quegli stessi moti che furono alla base del Risorgimento, e oggi, se mi guardo attorno, vedo l’oblio totale per gli ideali dei nostri padri, peggio, vedo la reale intenzione di correggere questa storia, partendo proprio dalla mancata conoscenza, oltre che dal revisionismo storico di cui proprio questo governo è permeato.

Ripenso a discorsi fatti con persone di 30 o 40 anni e mi rivedo attonita nello scoprire la loro ignoranza (nel senso che proprio non hanno le nozioni) di fatti di cui io sono stata spettatrice in questo mezzo secolo.

Una frase che si ricorda della Storia Risorgimentale è senza dubbio quella pronunciata da Garibaldi a Calatafimi  “qui o si fa l’Italia o si muore”.
Mi trovo invece sempre più d’accordo con la frase coniata da Ferdinando Martini, nel 1896, che sintetizzava il pensiero di Massimo D’azeglio:

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”

E secondo me, siamo ancora lontani da questo traguardo…

ps. comunque non me ne cruccio più di tanto, in fondo sono sempre stata un’esterofila ed all’estero mi tengo sempre molto lontana da ristoranti o ritrovi che mi ricordano il sol natìo :-)

Facciamo così: se vi augurassi solo

BUON 17 MARZO?

[in onore del fiero popolo giapponese]

Fiera di essere stata… ‘deviata’

dalla Scuola Pubblica :P

Seguo l’amica Virginia ed il Papero Volante, ed ecco la lista… dei malfattori!

Scuola Elementare E. De Amicis – Ronco Scrivia (GE) – 1961-1966
Scuola Media Statale G. Pascoli – Ronco Scrivia (GE) – 1966-1967
Scuola Media Statae G. Verga – Fiumefreddo di Sicilia (CT) – 1967-1969
Ist. Tecnico G.C. ABBA – Genova – Corso sperimentale per Periti Aziendali Corrispondenti in lingue estere [poi distaccato e denominato IST. TECNICO COMMERCIALE L. EINAUDI] – 1969-1974
Università degli Studi di Genova – Facoltà di Lettere e Filosofia – Corso di Laurea in Lingue Straniere – 1974-1980

E vi assicuro che, nonostante la vetustà dei corsi, mi rendo conto, giorno dopo giorno, di quanto fossimo avanti se paragonati con la Scuola di oggi…

E mi preoccupo: avete presente la famosa frase dei vecchi ‘si stava meglio quando si stava peggio’?

Beh… mi preoccupa il mio essere d’accordo, a volte… :-S


il punto della situazione

Vorrei sempre scappare, ma riesco a farlo solo nei miei sogni…

Vorrei sempre cambiare la mia vita, ma mi limito a quei piccoli ed ovvi passi che la sorte il fato o il destino mi consentono – come a tutti noi.

Sono due settimane che lavoro con obiettivi non miei, ma che nonostante questo, riesco a raggiungere. E lavoro con persone che stimo. E scusate se questo è poco.  La soddisfazione? vedere una faccia attonita, stupita, per il raggiungimento di un obiettivo che riteneva irraggiungibile.

Ora mi sorge un dubbio: quale dei due parametri mi si addice di più?

LAVORARE PER VIVERE

oppure

VIVERE PER LAVORARE?

Non mi voglio rispondere. Come disse quel leghista del Manzoni… [ops...battutaccia scappata :-) ], “ai posteri l’ardua sentenza”

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