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Ed a gentile richiesta… II° ed ultimo atto

[sento i sospiri di sollievo... sì, sì, ultimo atto! :-) ]

Ore 13,45

La caciara dei ragazzi sta raggiungendo un volume quasi insopportabile, aiutata dall’eco creato dai muri spessi del locale. Per fortuna, il programma della ‘nostra’ prof incalza e, come sergenti maggiori di un esercito un po’ disordinato, i prof-accompagnatori invitano gentilmente la scolaresca ad uscire: alle 14,30 c’è la visita prenotata all’Acquario e tenuto conto dei ritmi lenti da vacanzieri è meglio avviarci, anche se il Porto Antico dista ‘solo’ 300 metri.  Ne approfitto per chiedere ai professori se vogliono implementare la passeggiata  - non fatta in precedenza con la guida – con alcune spiegazioni storiche a beneficio loro e dei ragazzi, ed un sorriso appare sui loro volti. Prendo la testa del gruppo e riesco a parcheggiare tutti i ragazzi in piazza Soziglia, da sempre inizio del ‘salotto buono’ dei vicoli. Un cenno sulla storia di quel quartiere, localizzato nell’immediato antico angi-porto e quindi dedicato agli scambi mercantili ed agli antichi mestieri: da ciò i nomi curiosi di viuzze e vicoli. I miei compari MI e TO si godono la mia veste da guida turistica, e la Genova che non conoscono. Da Soziglia a Campetto, alla Loggia di Banchi. Sguardi di ragazzi un po’ annoiati, ma devo dire abbastanza attenti. Curioso indubbiamente per ragazzi del terzo millennio sentir parlare di Logge dei Mercanti. Credo che il loro pensiero sia stato ‘ma non c’erano ancora gli ipermercati?‘ :-S. Imboccato Ponte Reale ecco l’ampia Piazza Caricamento e l’Acquario. Decidiamo a questo punto di separarci temporaneamente: con una giornata così, calda e soleggiata, ci pare un delitto rinchiuderci tra vasche di tartarughe, delfini e squali. Lasciamo Virginia alla sua visita istruttiva e noi ci lasciamo sedurre da  un caffè, seduti in un dehors sotto il porticato di Sottoripa e poi, sollecitata dagli ‘stranieri’, decido di dar loro un piccolo assaggio del più tipico genovese ‘munta e chin-na’ (saliscendi).  Dal livello del mare riattraversiamo in piano via degli Orefici e imboccato un caruggio largo al massimo 130 cm, mostro loro cosa possono nascondere questi luoghi angusti… Dopo 20 metri, svoltato l’angolo, un’ampia e soleggiata piazza, con i palazzi cinquecenteschi affrescati che fronteggiano il bianco timpano della chiesa genovese più barocca: la Madonna delle Vigne.  Ora li metto alla prova e con passo ‘da vicoli’ inizio a salire per Via della Posta Vecchia, La Maddalena ed i 4 canti di San Francesco, che si inerpica fino alla Meridiana, che divide la Strada Nuova dalla Strada Nuovissima. Qui, miracolosamente, i caruggi si trasformano in una larga via lastricata in marmo bianco su cui si affacciano i più bei Palazzi dei Rolli, nati nella “nuova” Genova all’inizio del ’600: Palazzo Tursi, Palazzo Bianco, Palazzo Rosso, ecc. [Per inciso, anche a me che frequento spesso questa zona, quando mi affaccio su questa via ormai pedonale da oltre 30 anni, ho quasi la sensazione di veder apparire carrozze e portantine, dame in abiti alla Pompadour e parrucche, e lacchè in ghette bianche...]. Dopo aver fatto ammirare la mia Genova, alla fine della via, faccio rituffare i turisti in Vico del Ferro, e giù di nuovo a Soziglia. Dobbiamo tornare a prendere i gitanti all’uscita dall’Acquario!

Dramma

Troviamo i ns. amici sotto la Galleria dell’Acquario in piena agitazione: mancano due pulzelle all’appello. Finalmente le ritroviamo e dopo una pubblica reprimenda, gli ormai rassegnati studenti, vengono invitati dal sergente maggiore a mettersi in fila per due e a non provare a rompere le righe. Il Prof-accompagnatore mi rinnova la proposta di portare tutti a vedere la famosa Via del Campo: vorrei esprimere i miei dubbi sulla possibilità pratica di tenere unito il gruppo, ma il suo sguardo non ammette repliche. Rassegnata mi porto in testa alla colonna e li guido verso i portici di Sottoripa per fare la parte a Ponente e poi mi fermo bruscamente: ci sono 2 cose da fare TASSATIVAMENTE! Devono assolutamente assaggiare la focaccia di Via di Fossatello e – nel mio più puro spirito repubblicano – devono vedere la casa natale di Mazzini, aperta come museo proprio con la festa del 150° dell’Unità.  Al prof la mia idea piace e riprendo la marcia, senza allungare troppo il mio piede lungo, per non sgranare il gruppo. Vedo verso il fondo i miei amici che se la chiaccherano tranquillamente e sono invidiosissima. Mi guardano e ridono… mmmh… qui gatta ci cova…

Non so come, ma dopo la sosta mangereccia i volti dei ragazzi sembrano essere un po’ migliorati. Arriviamo alla dimora mazziniana e ci affacciamo su largo Zecca, da dove si intravvede la Chiesa della Nunziata e la zona universitaria di Balbi e Palazzo Reale. Uff… per mostrare loro la città non basterebbe una settimana ed io ho pochi minuti. Torniamo verso Fossatello ed i ragazzi si fermano curiosi a guardare la vetrina di una rosticceria e stupiti non vedono piatti di pesce. Devo dire che la mia disquisizione sulla cucina ligure ha avuto ascoltatori interessati… bene… scendiamo verso la piazzetta dove ho cura di radunare il gruppo prima di affrontare la salita di Via del Campo e, ormai tranquilla, chiedo ai ragazzi ‘Sapete tutti chi era Fabrizio de Andrè?‘ ed a questo punto la mia tranquillità subisce un duro colpo. Nessuno risponde. Vedo volti in attesa… guardo il professore che ricambia il mio sguardo con occhio triste… poi una ragazza alza la mano, come a scuola, e titubante mi dice ‘io sì, forse… era quel pittore vero?’… Soffoco un urlo. Mi riprendo. E spiego chi E’ – perchè per me Faber è sempre con noi. E come punizione li costringo a salire di corsa fino alla piazzetta dove un quadro di ardesia ritrae il volto di Fabrizio.

Sento che la giornata è al suo termine. La Porta dei Vacca ci immerge nel traffico della Darsena. Da qui è tutto nuovo, semplice. Ci sarebbe ancora molto da dire, ma spero che la voglia di conoscere Genova sia ancora tanta da spingere tutti ad un ritorno. I luoghi vanno visti più volte nella vita. Da soli o in compagnia. Sono sempre diversi ed hanno sempre nuovi posti da scoprire. La voglia della scoperta ha portato il mondo fino ad oggi. Il mio augurio per questi ragazzi è proprio questo: che non perdano mai la voglia di conoscere, di vedere con i propri occhi.

E mentre vedo che tutti sono in agitazione, sognando di sedersi sul pullman e tornare a casa, ripenso alla domanda che mi ha fatto uno dei ragazzi in piazzetta del Campo

‘ma anche voi ce l’avete con i meridionali?’

E mi dispiace, mi dispiace che per certi versi abbia un po’ ragione. L’italiano è un popolo razzista. Teniamo chiuse le nostre menti al diverso, sia esso di Catania Timbuctù o Berlino. Devo confessare che sono contenta di vivere in una città di mare, da sempre abituata al diverso, perchè almeno mi vengono risparmiate le discriminazioni che italiani del sud e extracomunitari hanno subito e subiscono specialmente nel nord industrializzato e tecnologicamente moderno. Forse perchè Genova è una città di vecchi. Di persone che ancora ricordano chi partiva per il Sud America come emigrante. Quegli stessi vecchi che 60 anni fa, ragazzini ventenni, portarono i comandanti tedeschi a firmare la resa, senza che nessun esercito americano fosse ancora arrivato a ‘liberarla’. Spiriti indomiti di una città indipendente, repubblicana, cui l’annessione al regno dei Savoia è pesato sempre come un macigno.  Da qui il suo soprannome. LA SUPERBA.

Per  tutti i naviganti che si rispettano, il tramonto sul mare è sintomo di partenza. Al tramonto le barche da pesca escono a mettere le reti. Al tramonto partivano gli antichi bastimenti verso terre lontane, da cui riportavano dopo mesi di fatica, non solo sete preziose e spezie, ma soprattutto usi e costumi di altri luoghi…

Noi amici ci salutiamo: una giornata bella, pulita e serena che ci ha riscaldato il cuore volge al suo termine. Ne avevamo proprio bisogno.

E quel nostro dirci ‘a presto’ sappiamo che è una certezza.

Sarà a Roma Milano Torino Napoli Pescara Genova  o Trani.

Ma sicuramente ci sarà una prossima volta.

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Vorrei

  • ritrovarmi a bordo di un jet che mi porta lontano, verso isole semi deserte, dove la cosiddetta ‘civiltà’ non sia ancora arrivata
  • passeggiare per strade e piazze e vicoli e mercatini affollati da volti sorridenti e allo stesso tempo silenziosi
  • salire in sella ad una moto per danzare con le curve ed i tornanti che salgono sulla collina da cui si vede il mare
  • sedermi in un bistrot davanti ad un pain bagnat, col rumore della Senna che scorre, scaldata dal tuo sorriso
  • svegliarmi una mattina in una casa in riva al mare, con una lama di sole che si posa sul mio viso, cullata dalla risacca e dal  ritmo del tuo respiro

Vorrei certezze… ed ho solo sogni.

Eppure, non so perchè, ma credo di essere un po’ fortunata ad avere ancora i miei sogni… e tu ti chiederai il perchè.

Perchè finchè restano sogni, ti scaldano in una giornata d’inverno

perchè finchè restano sogni, hai la speranza che diventino realtà

perchè finchè restano sogni, speri che la realtà li superi in emozioni

perchè, come diceva Shakespeare, siamo fatti della stessa materia dei sogni.

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Corro

Sta sorgendo il sole. Stamattina sono in anticipo. Ho voglia di oziare a far colazione in autogrill.

Corro.

Mentre sorseggio il mio cappuccino ascolto distrattamente i discorsi dei pochi avventori mattinieri. Cosa c’è di più impersonale di un autogrill? e invece il barista saluta un ragazzo, la sua collega si rivolge ad un altro come fossero ‘amici’ e mi rendo conto che anche un’area di servizio può trasformarsi nel ‘solito’ bar sotto casa. Sorrido. Termino la mia colazione e con un sorriso auguro ai baristi una buona giornata, ricevendo un altrettanto gradito ‘buona giornata anche a lei signora’.

Chissà… forse domani saluteranno anche me. Ormai sono un volto conosciuto.

Corro.

Il nastro d’asfalto riprende la sua corsa con me, tra autoarticolati dal carico traballante, utilitarie quasi a passo d’’uomo, sciabolate di luce e raggi del primo sole che fanno capolino tra una galleria e l’altra. E puntualmente il buzzer dell’auto mi segnala ‘velocità eccessiva – rallentare’. Ma è solo perchè sono in discesa…

Corro.

Nella fretta di partire non ho cercato un altro CD; la radio è off limits con i buchi di segnale nelle vallate che corrono parallele al mare. Provo a commutare l’autoradio e si leva la voce dei Negrita. Un sorriso mi illumina il volto: mia sorella ha messo un suo cd ‘ascoltabile’.

…Ho imparato a sognare,
quando inizi a scoprire
che ogni sogno
ti porta più in là
cavalcando aquiloni,
oltre muri e confini…

Corro

E corrono i miei pensieri. Corrono con i miei sogni. Corrono verso un sogno. Il mio volto si illumina, ma la mente non parla. Forse per scaramanzia. Per distrarmi ascolto il testo di un altro brano ‘moderno’: “mio padre ha visto il primo uomo sulla luna”. Beh che vuol dire? eravamo in tanti… il pensiero appare netto: un salto temporale mi proietta indietro nel tempo ed un altro mi fa tornare qui, seduta in auto, nel 2010, dopo oltre quarant’anni. Che sembrano pesare come macigni.

Corro

Rifiuto questo peso. Rifiuto di pensare che sto correndo verso la fine.  Ho ancora qualcosa da fare, qualcosa da dare. Ho amici con cui parlare. Ho gente che mi aspetta. Schiaccio sull’acceleratore.

Corro

Il cartello indica la mia uscita tra 700 metri. Meno male, il viaggio è quasi finito. Tra poco parlerò con gente in carne ed ossa.

Ciao Cattiva Coscienza, a stasera… sperando tu sia stanca e la smetta di parlare!

E come promesso…

Ecco il filmato dell’ultima zingarata… in tono – ovviamente – col titolo del mio blog!

per le foto in formato originale ancora un po’ di pazienza… Flickr mi sta stretto e sto organizzando la Gallery di Altervista.

A’ bien tot!

 

aggiornamento h 17,15

ECCO LA GALLERY SU ALTERVISTA DOVE TROVERETE TUTTE LE FOTO DI TRANI

Weekend a modo mio

Ok ok… visto che insistete, vi tedierò con il racconto della mia ultima scorribanda :D

L’antefatto: una giornata iniziata malissimo quella di venerdì. Esco di casa che sembro un albero di Natale: solita borsa stracolma e per di più a bauletto, senza possibilità di metterla quindi a tracolla, trolley rosso un po’ pesante, sacchetto con focaccia per i colleghi e per l’ospite canadese  [che tra parentesi deve conoscere molto bene il detto italiano secondo il quale 'l'ospite è come il pesce, dopo 3 giorni puzza' in quanto, arrivata martedì' sera, questo venerdì ripartiva] e scatola con cialde per il caffè. Salgo in auto tirando un sospiro e vedendomi già arrivata a destinazione. Ma la mia auto non è d’accordo. Dopo 2 km da casa, la spia dell’olio si accende. Tentenno, pensando che non è molto che ho fatto il cambio d’olio, e forse si tratta solo di un contatto, ma, vista l’insistenza ed i 15 km che mi separano dal primo distributore in autostrada, opto per fermarmi subito. E qui scopro l’amara sorpresa: aprendo il cofano trovo il motore letteralmente inondato d’olio. L’omino del distributore mi guarda come se fossi la solita donna al volante però, dopo un attimo ci rendiamo conto che è solo colpa del filtro dell’olio che si è bucato :-S Ma come? ieri sera tutto a posto e stamattina questo macello? Vabbè, il problema è giungere a destino, scaricare i bagagli e ripartire in tempo per prendere il volo delle 18 che mi porterà a 1000 km da casa.E qui, devo dire, entra in gioco la mia buona stella: una serie di coincidenze fortunate mi consentono di rimettere tutto in ordine ed arrivare in aereporto con un’ora di anticipo :D

Un viaggio ottimo, comodo, ed un arrivo sotto una pioggerellina sottile che non può (e non deve ) avere effetti sul mio girovagare. E la mattina di sabato quando scendo dal treno nella stazione di Trani sono CERTA che niente potrà mettermi di malumore. Di fronte ad un sorriso come quello di Virginia anche voi ne sareste stati certi! Occhio vispo e curioso, intelletto ancor più brillante e voglia di concretizzare dal vivo una conoscenza che ormai risale a quasi 5 anni!

Che dirvi di più? che nel rispetto del nostro comune sentire, abbiamo partecipato ai ‘Dialoghi di Trani’, passando ore intense e sane, ma altrettanto tempo lo abbiamo dedicato ad aperitivi, passeggiate nel sole che ci ha graziato la domenica, o su per gli antichi bastioni di Bisceglie, curiosando tra le vie dei palazzi patrizi o facendoci ricevere dal Presidente della tutt’ora attiva Società Operaia di Mutuo Soccorso “ROMA INTANGIBILE” di stampo mazziniano/risorgimentale, con i suoi cimeli e ricordi!

Come ha detto la mia amica, il tempo – tiranno – è volato. Il lunedì, uscita presto con il mio trolley, ho ripercorso tutti i luoghi già esplorati cercando di cogliervi altre sfumature con una luce diversa. Credo ne sia uscito un buon risultato.


Un giro sul porto con immagini di antichi mestieri quasi dimenticati e volti cotti dal sole. Altre foto che esprimono secondo me anche la gioia di essere lì,  baluardo degli uomini sul confine tra terra e mare.

Un’ultima sosta al Caffè Senzio sul Porto per una colazione che mi accompagnerà fino a casa e lo sguardo incuriosito del giovane cameriere:

“Signò, da dove viene? da Genova?
ma è qui per lavoro?”
No. Sono qui in vacanza.
“Da sola? ma non è triste viaggiare da sola?”
Triste? No. E poi non sono ‘da sola’. Ho i miei amici ed i ricordi che porto con me.

Il ritorno semmai, come sempre, è triste.

Ma riguardare le immagini mi riporta il sorriso.

E ripenso ai luoghi, ai visi amici, e alle prossime zingarate!

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