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Il dado

E’ l’oggetto che nell’immaginifico è il simbolo della sorte. Ha sei facce, sei punti diversi, sei modi di rotolare sul tappeto, dà gioia o disperazione. E’ la casualità fatta oggetto, molto più di altri simbolismi usati per lasciare al caso – almeno in apparenza – le proprie decisioni. La moneta, la pietra dietro la schiena impongono una scelta secca: vado o sto, bianco o nero, destra o sinistra. Il dado no, in modo particolare quando non è solo. Il punteggio realizzato a cui si affida la vittoria o la sconfitta è a sua volta la somma di due casualità.

Ed io mi sento sempre più assomigliare ad un dado: ‘facce’ diverse, punteggi diversi, la casualità del modo di sentirmi e, parallelamente, di apparire agli occhi degli altri.

Ecco questo è il lato ‘professionale’: con una bella maschera in visto, gli darei il  6. Questa la parte ‘relazioni esterne’: le darei un 3, a volte un 2. Ecco il lato ‘diplomazia & pazienza’: a giorni alterni varia dal 4 all’1. Il lato romantico ha sicuramente un bel 5 secco, sempre pronta a partire per voli che a Pindaro gli farebbero un bel baffo.

C’è solo un problema.

Spesso il dado lo lanciano gli altri… e decidono loro quale sarà la mia faccia sul tappeto verde…

PS. Sono stanca. Stanca di parlare di politica, di catastrofi, di guerre, di stupidità umana. Ho la nausea. Ho voglia di evadere e riprendere a cazzeggiare come facevamo una volta. Un bel meme alla Maumozio, o l’organizzazione di un raduno con annessi e connessi, insomma le solite cazzate, o anche – ma solo per esempio eh! – … organizzare una mega festa di compleanno formato XL per i nuovi cinquantenni del 2011… insomma, ridatemi il sorriso, ve ne pregoooooo!

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No, su di me non ha presa!

Cosa? ma lo spirito del Natale ovviamente! Il buonismo… il ‘volemose bene’ all’italiana… il sorriso benevolente degli anziani… no no…

E me ne frego se la Befana poi mi porterà del carbone! tanto non ho mai mangiato neppure i suoi dolcetti melensi!

Come dite? che mi è successo? Nulla di particolare. Solo una mail presuntuosa e untuosa da emeriti ignoranti che sono la rappresentazione dell’italiano medio! ecco che mi è successo.

Ed io non ci sto, non ci sto ad essere accomunata a persone simili, e sono stanca di fare spallucce e sentirmi dire ‘fregatene’.

No. Se gli italiani sono così, allora voglio la cittadinanza del Burundi!

Ennui ou cafard?

Lo so… sono la solita saputella, ma questa sera non è intenzionale il titolo del post. Non mi venivano altre parole per descrivere un malessere che – sfortunatamente – stenta a passare.

Alti e bassi, sinusoidi della vita di tutti i giorni, di cui penso, e spero, soffriamo tutti. Inutile quindi dilungarsi su ‘ciò’ che è successo, perchè, a dire il vero non lo so nemmeno io. Non ci sono episodi scatenanti. Ci sono una buona dose di ‘ennui’ e un po’ di ‘cafard’ latente, con i quali è difficile fare i conti. Un attimo prima sei alle stelle, e quello successivo morderesti la persona che ti fa una domanda di troppo.

A vederla bene, ci sono tanti piccoli motivi che mi hanno rattristato, altri che intralciano i miei ‘piani’, situazioni che ti fanno sospirare e poi… si risolvono nel nulla. O forse c’è solo l’arrivo del Natale, con la frenesia della gente, che, a dispetto di tutto non vede altro che la propria corsa ai regali… E questo mi fa salire una rabbia e mi disturba.

Passerà. Ne sono certa. Leggo gli amici, perchè per fortuna ho messo un alert sui vostri blog e mi arrivano via mail gli aggiornamenti [ah come rimpiango la pagina dello spione!]. Se potessi mi metterei in viaggio e scenderei a trovarVi tutti, uno per uno. Ma non posso.

Prendetemi così. Un po’ raggomitolata e arruffata. O desaparecida, come mi ha detto qualcuno… Però vorrei abbracciarvi tutti. Posso?

Et bien, Mesdames et Messieurs, sono anche questo: una donnetta dall’umore altalenante, e lungi da me il negarlo…

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Di fronte allo specchio

Eccoti… ti aspettavo. Quante volte ti rifletti qui, distrattamente, e fai finta di nulla? Sai che io sento i tuoi pensieri, anche quelli che non hai coraggio di dire a voce alta.

Tutte le mattine ti lavi, scegli gli abiti con cura, gli accessori, poi vieni qui a truccarti e non ti guardi. O meglio, ti guardi per vedere solo quello che a te piace vedere e ti fermi lì. Non ti guardi mai dentro.

Come ieri  mattina… Vedi, io so cosa ti frullava per la testa. Come tutti, fai finta di non pensarci mai, ma sii sincera questa volta, almeno con te stessa. Pensavi alla morte. Guarda che non è una cosa così strana, in fondo è un pensiero che ci accompagna tutti, giorno dopo giorno, fa parte della vita. E tu invece ti ostini ad allontanarlo. Ti muovi, corri, ti agiti, ti incazzi, tu con il tuo carattere ribelle,  finchè viene il giorno che la signora con la falce ti passa vicino, tocca i tuoi affetti,  i tuoi amici.

Lo so, sei arrabbiata. Sei arrabbiata perché questa volta si è portata via un tuo amico, sei arrabbiata perché 48 anni sono troppo pochi. A dirla tutta, se lo è portato via lentamente, ma a te è sembrato un fulmine a ciel sereno.

Le immagini di quel ragazzo che camminava in modo frettoloso la mattina ti sono passate davanti agli occhi: il fisico magro, i capelli lunghi ordinati e puliti, legati in una lunga coda di cavallo, la faccia un po’ segnata e quei grandi occhi scuri che ridevano quando parlava. Poi le sue mani quando la sera, con gli altri amici, volavano sulla chitarra, ad imitare i grandi chitarristi rock. Ed il suo sguardo perso nella musica.

Sì, sei stata una vigliacca: non hai voluto vedere la terra scendere su di lui.

Ti sei fermata un passo indietro. Ma almeno lo hai salutato.

Buon viaggio Roby… ovunque tu sia.

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Oggi mi sento un… ‘dinosauro’

Colpita nonostante tutto dalle critiche positive, ieri sera ho assistito al secondo round del fenomeno televisivo – finalmente questo termine usato in senso positivo – degli ultimi anni.  E come avevo previsto [di secondo nome forse faccio Cassandra] oggi mi gira male.

Non mi piace la finta allegria
non sopporto neanche le cene in compagnia
e coi giovani sono intransigente
di certe mode, canzoni e trasgressioni
non me ne frega niente.
E sono anche un po’ annoiato da chi ci fa la morale
ed esalta come sacra la vita coniugale
e poi ci sono i gay che han tutte le ragioni
ma io non riesco a tollerare le loro esibizioni.

Non mi piace chi è troppo solidale
e fa il professionista del sociale
ma chi specula su chi è malato
su disabili, tossici e anziani, è un vero criminale.
Ma non vedo più nessuno che s’incazza
fra tutti gli assuefatti della nuova razza
e chi si inventa un bel partito per il nostro bene
sembra proprio destinato a diventare un buffone.

Ma forse sono io che faccio parte
di una razza in estinzione.

La mia generazione ha visto
le strade, le piazze gremite di gente appassionata
sicura di ridare un senso alla propria vita
ma ormai son tutte cose del secolo scorso
la mia generazione ha perso.

Non mi piace la troppa informazione
odio anche i giornali e la televisione
la cultura per le masse è un’idiozia
la fila coi panini davanti ai musei mi fa malinconia.
E la tecnologia ci porterà lontano
ma non c’è più nessuno che sappia l’italiano
c’è di buono che la scuola si aggiorna con urgenza
e con tutti i nuovi quiz ci garantisce l’ignoranza.

Non mi piace nessuna ideologia
non faccio neanche il tifo per la democrazia
di gente che ha da dire ce n’è tanta
la qualità non è richiesta, è il numero che conta.
E anche il mio paese mi piace sempre meno
non credo più all’ingegno del popolo italiano
dove ogni intellettuale fa opinione
ma se lo guardi bene è il solito coglione.

Ma forse sono io che faccio parte
di una razza in estinzione.

La mia generazione ha visto
migliaia di ragazzi pronti a tutto
che stavano cercando
magari con un po’ di presunzione
di cambiare il mondo
possiamo raccontarlo ai figli senza alcun rimorso
ma la mia generazione ha perso.

Non mi piace il mercato globale
che è il paradiso di ogni multinazionale
e un domani state pur tranquilli
ci saranno sempre più poveri e più ricchi
ma tutti più imbecilli.
E immagino un futuro senza alcun rimedio
una specie di massa senza più un individuo
e vedo il nostro stato che è pavido e impotente
è sempre più allo sfascio e non gliene frega niente
e vedo anche una Chiesa che incalza più che mai
io vorrei che sprofondasse con tutti i Papi e i Giubilei.

Ma questa è un’astrazione
è un’idea di chi appartiene
a una razza in estinzione. 

(Gaber – Luporini – LA RAZZA IN ESTINZIONE – 2001)

Se nel 2001, il Signor G si sentiva in via di estinzione… allora io oggi sono già un essere totalmente estinto come i dinosauri… ma spero di essere in buona compagnia :-)

 

(carine le mie unghiette rosse vero?…)

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