E’ l’oggetto che nell’immaginifico è il simbolo della sorte. Ha sei facce, sei punti diversi, sei modi di rotolare sul tappeto, dà gioia o disperazione. E’ la casualità fatta oggetto, molto più di altri simbolismi usati per lasciare al caso – almeno in apparenza – le proprie decisioni. La moneta, la pietra dietro la schiena impongono una scelta secca: vado o sto, bianco o nero, destra o sinistra. Il dado no, in modo particolare quando non è solo. Il punteggio realizzato a cui si affida la vittoria o la sconfitta è a sua volta la somma di due casualità.
Ed io mi sento sempre più assomigliare ad un dado: ‘facce’ diverse, punteggi diversi, la casualità del modo di sentirmi e, parallelamente, di apparire agli occhi degli altri.
Ecco questo è il lato ‘professionale’: con una bella maschera in visto, gli darei il 6. Questa la parte ‘relazioni esterne’: le darei un 3, a volte un 2. Ecco il lato ‘diplomazia & pazienza’: a giorni alterni varia dal 4 all’1. Il lato romantico ha sicuramente un bel 5 secco, sempre pronta a partire per voli che a Pindaro gli farebbero un bel baffo.
C’è solo un problema.
Spesso il dado lo lanciano gli altri… e decidono loro quale sarà la mia faccia sul tappeto verde…
PS. Sono stanca. Stanca di parlare di politica, di catastrofi, di guerre, di stupidità umana. Ho la nausea. Ho voglia di evadere e riprendere a cazzeggiare come facevamo una volta. Un bel meme alla Maumozio, o l’organizzazione di un raduno con annessi e connessi, insomma le solite cazzate, o anche – ma solo per esempio eh! – … organizzare una mega festa di compleanno formato XL per i nuovi cinquantenni del 2011… insomma, ridatemi il sorriso, ve ne pregoooooo!
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