Archivio delle Categorie: Libri

Libiam libiamo, ne’ lieti calici…

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è stato invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrosisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi,
a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà un eroe,
a chi scorda l’offesa,
a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

[ Dall'"Ospite incallito" di Erri de Luca - "Prontuario per il brindisi di capodanno"]

 

Smarrirsi o ritrovarsi…

I libri sono fatti proprio per farci smarrire. Se si comprano, le loro storie nascono; se si leggono, crescono e quando si chiudono e si ripongono nella libreria, intrecciano, la notte, rapporti che non sapremo mai. Se lei ha una Madame Bovary, stia pur certa che il mio Incosciente le proporrà un’assicurazione: poi si rannicchierà nella stiva di una nave del marinaio Martin Eden e forse partirà per l’Alaska con Zanna Bianca.

I libri non dormono mai, sono passionali, focosi, dinamici, e si insinuano nei sogni perduti di chi li possiede, almanaccando, a sua insaputa, nuovi destini.

Questo e molto altro fanno i libri, in particolar modo i romanzi, che non sanno mai stare fermi, se ne infischiano dei loro autori e vanno in giro facendo danni o miracoli. E noi che li abbiamo scritti e letti, non possiamo far altro che lasciarli passare, perchè saranno loro a cercarci, se valgono, e ad attraversarci quando dormiamo.

[da 'Jack Folla - Lettere dal silenzio' di Diego Cugia]

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Frasi che colpiscono

… a sorreggere il ricordo c’era la sua gioventù,
che quando c’è non fa rumore, ma quando passa lascia il vero,
assoluto silenzio.
 
Pensò che non c’era nessun merito nell’essere giovani
e nessuna colpa nel non esserlo più.
 
Il problema vero sta nella memoria che se la chiami in aiuto
e le chiedi giudizi sul tempo passato ti racconta delle bugie.
Forse sarebbe stata l’ora di convincersi che,
in fondo, non era poi così bello…
 
 

Filosofia spicciola…

 
On se marie pour énerver ses amis
ou faire plaisir à ses parents,
souvent les deux, parfois l’inverse.
(Ci si sposa per irritare i propri amici o far piacere ai
genitori, spesso per entambi i motivi, talvolta all’inverso) 
 
 
On dit souvent qu’ «il faut sauver les apparences».
Moi je dis qu’il faut les assassiner
car c’est le seul moyen d’être sauvé.
 
(Si dice spesso che ‘bisogna salvare le apparenze’. Io dico che occorre
ucciderle perchè è il solo modo per essere salvati)
 
L’amour est une catastrophe magnifique:
savoir que l’on fonce dans un mur,
et accélerer quand même.
(L’amore è una catastrofe magnifica: sapere che si va a cozzare contro un muro
e accelerare allo stesso tempo.)
 
 
 
 
Recette pour aller mieux.
Répéter souvent ces trois phrases:
 
Le bonheur n’existe pas.
 
L’amour est impossible.
 
Rien n’est grave.
(ricetta per sentirsi meglio: ripetere spesso queste tre frasi:
La felicità non esiste
L’amore è impossibile
Niente è grave)
 
(L’amour dure trois ans – Frédéric Beigbeder)
 

 

E con queste perle, auguro a tutti voi

una splendida settimana!

 
 

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Favole moderne

Tutti conoscono la mia passione per i libri in generale, per la loro carta frusciante, fresca di stampa. Un paio di settimane fa, durante il mio girovagare in libreria tra volumi in offerta scontatissimi e nuove edizioni costosissime dell’ultimo romanzo di Tizio o Caio (eh sì, dite quello che volete, ma per me un libro che costa 26 euro solo perché ha una bella confezione, ma è in realtà il prodotto di un autore semi-sconosciuto che la casa editrice cerca di lanciare, è COSTOSO), un cartello ha attirato la mia attenzione. “Libri in lingua originale al piano superiore”.

Ricordando le mille difficoltà nel reperire a Genova i testi in lingua ai tempi universitari, tanto che alcuni volumi della letteratura francese li acquistai direttamente in Francia nel corso di una vacanza, e curiosa come sempre (ed appassionata delle versioni originali) mi sono recata al piano superiore e, con mia grande sorpresa, ho trovato una piccola stanza, divisa tra letteratura per bambini in lingua italiana (?!?!?), coloratissima come ci si aspetta che sia, e due miseri scaffali dove, in ordine alfabetico, facevano bella mostra edizioni pocket in francese, inglese, tedesco e spagnolo.

 

Volendomi cimentare e al tempo stesso fare pratica di Spagnolo ho subito cercato il nome di un autore di cui ho recentemente letto in italiano un bel romanzo. Ed ho trovato due libercoli che sono finiti subito nel mio ‘carrello’!

Poi, da tipica nostalgica, ho visto, posato malamente, un libro di Marc Levy [del quale non ho mai letto nulla…] e anche questo, dopo una sommaria valutazione, è finito nel carrello. A parte lo choc alla cassa (colpa mia, visto che giro sempre senza occhiali), dove ho scoperto che queste edizioni economiche straniere hanno un ‘prezzo imposto’ di Euro 13,65 (contro una media di Euro 5,90 per le edizioni italiane…), diciamo che sono uscita dalla libreria abbastanza soddisfatta.

 

Per andare ‘sul sicuro’ ho iniziato subito dal libro in francese. Da un punto di vista meramente tecnico devo dire che sono soddisfatta di me stessa: nessun problema nella lettura, e nell’apprendimento di neologismi, che si adattano molto bene al linguaggio moderno, e felice che una lingua così rigorosa abbia iniziato ad accettare nuovi termini e farli propri (cosa, che l’italiano, fa dalla notte dei tempi…), tecnica per la quale ringrazierò sempre le esperienze fatte in loco, con i frequenti viaggi in terra di Francia e soprattutto le non dimenticate lezioni di argot fatte all’università di Digione.

 

Meno bello il giudizio sul romanzo in se stesso. Premetto che non ho mai letto nulla di Moccia (e tanto meno visto film tratti da sue sceneggiature), ma, pur non trattando storie di adolescenti, credo che Levy possa essere la sua versione d’Oltralpe. Il romanzo è la classica favola a lieto fine. Due padri single, trentenni, per i quali i figli vengono prima di ogni altra cosa, due amici ‘veri’ che decidono di vivere sotto lo stesso tetto, pur con evidenti differenze caratteriali e forse per questo complementari, due bambini che vivono la vicinanza come fratello e sorella e superano con una alzata di spalle la mancanza di madri troppo ‘indaffarate’ o in carriera e alle quali non rimproverano l’abbandono, una piccola comunità francofona trapiantata a Londra, una serie di amici di contorno che si fanno in quattro l’un per l’altro, una storia d’amore iniziata tra titubanze varie e che sfocia nel rapporto con la A maiuscola… insomma, alla fine mancava il classico ‘e vissero tutti felici e contenti’!

 

Ora io mi chiedo, ma il signor Marc Levy, in quale pianeta vive Sorpresa?

 

 

 

 

ps. cercando l’immagine, ho anche visto che in Francia nel 2007 è uscito anche il film tratto dal romanzo di Levy… proprio come Moccia Sorriso

 

 

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