Archivio delle Categorie: Poesia d’autore

Libiam libiamo, ne’ lieti calici…

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è stato invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrosisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi,
a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà un eroe,
a chi scorda l’offesa,
a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

[ Dall'"Ospite incallito" di Erri de Luca - "Prontuario per il brindisi di capodanno"]

 

Controcorrente, sempre!

Non è una novità, lo so. Ormai l’aggettivo ‘ribelle’ mi segue e devo confessare che un po’ mi piace. E’ la settimana di passione per la politica, ultimi colpi di coda e contestazioni che nulla hanno a che vedere con ciò che la maggior parte di noi si sarebbe aspettata da una campagna elettorale solo fino ad una decina di anni fa. E allora, è meglio non parlarne. Si rischierebbe di cadere nella retorica, nella faziosità (la mia) ed inoltre ne sono pieni quasi tutti i blogs …

 

Oggi, 8 aprile è comunque un giorno importante: il rock è entrato nel sancta sanctorum del Premio Pulitzer. E l’insignito è ROBERT ALLEN ZIMMERMANN, in arte BOB DYLAN che ha una citazione speciale per il suo

 

"impatto profondo sulla musica popolare e la cultura americana,

attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico

 

Ma non ho intenzione di fare un copia/incolla dell’articolo che potete leggere qui.

Potrei dire che sono troppo ‘giovane’ per conoscere tutto il Dylan che conta, ma è fuori di dubbio che Dylan, insieme ad altri cantautori degli anni ’70, ha comunque segnato la mia vita, almeno dal punto di vista musicale.

 

Vorrei invece parlarvi di un altro cantautore, questa volta canadese, anche lui poeta e scrittore, che in comune con Dylan ha l’età: 67 anni.

Ed è Leonard Cohen (di cui ascoltate uno degli ultimi brani). Credo che i miei ‘ricordi’ su Cohen siano legati soprattutto a due cantautori italiani, che hanno provato ad introdurlo nel nostro panorama musicale: uno è Fabrizio De Andrè, che fece la versione italiana di Suzanne (1968) e l’altro è Roberto Vecchioni, con la canzone Leonard Cohen, nell’album Milady del 1989. Ma confesso… lo conosco poco e mi riprometto di rimedare!

 

Sentirlo in questo brano recente, è stata una vera sorpresa, e ringrazio un amico che me l’ha fatto ascoltare. Ed anche il testo di questa canzone è una poesia, come per quasi tutti i brani di Cohen.

 

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E questo è un brano tratto da una sua poesia…

 

Il vero amore non lascia tracce

Se tu e io siamo una cosa sola

Si perde nei nostri abbracci

Come stelle contro il sole

Come una foglia cadente può restare

Un momento nell’aria

Così come la tua testa sul mio petto

Così la mia mano sui tuoi capelli [...]

Solo PACE…

Qualche giorno fa è stato un triste anniversario: 5 anni di guerra in Irak. Ancora guerra. Il Tibet. Ancora prevaricazione e disprezzo per i diritti umani. La Birmania. Ed i suoi monaci dimenticati al loro destino. L’Afghanistan. Ancora guerra. Il Darfour, il Pakistan, l’Armenia, il Kosovo. Sempre guerra e mancanza di rispetto per la vita umana.
Oggi è Pasqua. Da sempre festività religiosa dedicata alla pace. Io non sono credente, e non reciterò una preghiera. Ma vorrei che chi lo è recitasse a voce alta questi versi. Universali. Che si adattano a tutte le religioni: cattolica, musulmana, buddhista, induista, animista…

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Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l’antico canto;
e sia pace per le città all’alba
quando si sveglia il pane,
pace al libro come sigillo d’aria,
e pace per le ceneri di questi
morti e di questi altri ancora;
e sia pace sopra l’oscuro ferro di Brooklin, al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista che grida al megafono rivolto ai convolvoli,
pace per la mia mano destra che brama soltanto scrivere il nome
Rosario, pace per il boliviano segreto come pietra
nel fondo di uno stagno, pace perché tu possa sposarti;
e sia pace per tutte le segherie del Bio-Bio,
per il cuore lacerato della Spagna,
sia pace per il piccolo Museo
di Wyoming, dove la più dolce cosa
è un cuscino con un cuore ricamato,
pace per il fornaio ed i suoi amori,
pace per la farina, pace per tutto il grano
che deve nascere, pace per ogni
amore che cerca schermi di foglie,
pace per tutti i vivi,
per tutte le terre e le acque.
Ed ora qui vi saluto,
torno alla mia casa, ai miei sogni,
ritorno alla Patagonia, dove
il vento fa vibrare le stalle
e spruzza ghiaccio l’oceano.
 
Non sono che un poeta
e vi amo tutti, e vago per il mondo
che amo: nella mia patria i minatori
conoscono le carceri e i soldati
danno ordini ai giudici.
Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:
se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all’araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia dal Sud.
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.

Io non voglio che il sangue
torni ad inzuppare il pane, i legumi, la musica:
ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore, l’avvocato,
il marinaio, il fabbricante di bambole
e che escano a bere con me il vino più rosso.
Io qui non vengo a risolvere nulla.

Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.

(Ode alla pace – Pablo Neruda)

 

(e ringrazio un’amica di Splinder che mi ha fatto rileggere questi versi, purtroppo troppo spesso dimenticati anche nelle nostre azioni quotidiane…)

 

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Yes I would … if I could

Se potessi …

Sfiorerei la tua mente con ali di farfalla,

e volerei sulle tue emozioni più segrete.

Farei cerchi concentrici
sulla superficie dei tuoi pensieri.

Accarezzerei il tuo sorriso,

distenderei le rughe del tuo volto,

toccherei la tua voce

E per ultimo…

ti ruberei l’anima con un bacio…

 

Laure  Defoe

 

 

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Spleen … della notte…

L’ENNEMI

Ma jeunesse ne fut qu’un ténébreux orage,
Traversé ça et là par de brillants soleils;
Le tonnerre et la pluie ont fait un tel ravage
Qu’il reste en mon jardin bien peu de fruits vermeils.

Voilà que j’ai touché l’automne des idées,
Et qu’il faut employer la pelle et les râteaux
Pour rassembler à neuf les terres inondées,
Où l’eau creuse des trous grands comme des tombeaux.

Et qui sait si les fleurs nouvelles que je rêve
Trouveront dans ce sol lavé comme une grève
Le mystique aliment qui ferait leur vigueur?

O douleur! ô douleur! Le Temps mange la vie,
Et l’obscur Ennemi qui nous ronge le coeur
Du sang que nous perdons croît et se fortifie!

(Charles Baudelaire – Les Fleurs du mal)

Tempesta di vento, tuoni lampi e pioggia copiosa,

pensieri che vagano,

una sensazione di malessere, lo spleen…

e poi ti capita un libro tra le mani…

la mente corre al passato con un sorriso amaro,

quando, giovane studentessa di belle speranze,

lessi per la prima volta il ‘poète maudit’ per eccellenza

… e stanotte mi dedico questa…

 

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