L’ombrellaio del tempo

E con il periodo autunnale, si riprendono le vecchie abitudini. Tra queste, quella di navigare alla ricerca di nuovi contenuti e nuovi spaces, che possono arricchire le nostre conoscenze e allo stesso tempo farci passare momenti di relax leggendo belle storie.
La mia ricerca è stata premiata da questo brano che vi propongo, di cui conosco l’autore originario, un ragazzo sincero e sensibile, che si è recentemente aggiunto tra le mie conoscenze, e che ho ovviamente incluso tra i miei punti fermi di lettura ‘quasi’ quotidiani.
 
 
L’OMBRELLAIO DEL TEMPO
 
L’ombrellaio del tempo camminava nello stretto viottolo del bosco..
Il suo passo era lento, stentato, pesante, faticoso. Ogni tanto incontrava dei sassi, di tanto in tanto riusciva a distinguerli dal marrone della terra, altre volte invece inciampava e cadeva rovinosamente ferendosi. Il temporale non smetteva mai, anche il freddo era incessante. L’ombrellaio era vestito di stracci, ogni goccia che cadeva era per lui come una spina che si conficcava nella sua carne.
 
Davanti a sé non vedeva null’altro che alberi scuri e terra, gli unici colori che distingueva erano il nero e il grigio. Provava a spingere il suo sguardo oltre ma i suoi occhi non riuscivano a scorgere null’altro. Il suo viso era triste. Nella sua tasca sdrucita teneva soltanto un ago e un filo. Quando la pioggia si tramutava in grandine e la sua forza gli bucava l’ombrello, egli si fermava sotto ad una pianta per ricucirlo. Più strada faceva e più era difficile ripararlo, i buchi erano sempre più grandi, la stoffa era logora e consumata.
 

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Quel bosco sembrava non finire mai, non riusciva neppure a comprendere da quanto tempo stesse camminando.
 
Un giorno l’ombrellaio udì un sordo rumore e d’impeto si girò guardando per la prima volta alle sue spalle. Una strada luminosa e lunghissima gli apparve, i suoi occhi sembravano vedere oltre l’impossibile. Gli alberi erano verdi e il sole li riscaldava, gli uccellini cinguettavano allegramente e una famigliola stava facendo un pic-nic. Vi erano dei bambini che giocavano e sorridevano, correvano dietro ad un pallone, si nascondevano per ritrovarsi. L’ombrellaio si stropicciò gli occhi. Non aveva mai visto tanta allegria nel corso del suo cammino. Provò a spostarsi nella direzione opposta ma le sue gambe non riuscirono ad avanzare neppure di un passo. Si sentì disperato al pensiero di dover riprendere il suo viaggio nella tristezza più assoluta, immerso dalla pioggia, dal grigiore, da assurdi pensieri che gli incutevano timori e preoccupazioni d’ogni genere. Pianse e si sdraiò ai piedi di un albero. La stanchezza era così forte che si addormentò.
Una fanciulla vestita d’azzurro gli posò la sua mano sulla spalla. L’ombrellaio aprì gli occhi e la guardò. Quella luce quasi lo accecò, tanto era splendente.  La fanciulla gli disse:
 
Non puoi tornare nel passato e non puoi guardare oltre il sentiero. Nessuno però può vietarti di cambiare strada, di provare a girare a destra o a sinistra. Certo, non potrai essere certo che il tuo percorso andrà meglio ma potrai divenire artefice del tuo domani, scegliendo il tuo presente”.
 
L’ombrellaio di colpo si svegliò. Aveva sognato. Fu tentato di guardare ancora indietro ma decise di resistere. In fondo i ricordi sono da conservare ma la felicità non può essere data da qualcosa che non c’è più. E poi, pensò, forse a volte i ricordi ci sembrano perfetti ma non lo sono stati veramente. Quando la nostra mente viaggia nel passato è perché il presente è troppo cupo avvilente!
 
Così si alzò. Guardò il cielo, la pioggia ricominciò a cadere all’impazzata, dei tuoni fortissimi esplosero sulla sua testa, ma l’ombrellaio del tempo decise di smettere il suo mestiere. Buttò via l’ago e il filo, gettò via il suo ombrello, portò via i suoi piedi dal sentiero e cominciò a correre in mezzo all’erba, svoltando mille volte e cambiando tracciato ogni volta che sentiva istintivamente di volerlo fare. Mentre correva smise di piovere, egli incrociò per la prima volta l’arcobaleno e restò incantato e meravigliato da questa nuova scoperta. Quell’insoddisfazione che lo accompagnava da sempre fu scalzata da un nuovo trasporto sconosciuto, quello per la vita. Certo, ogni tanto di sicuro sarebbe ricaduto in qualche buca e sarebbe stato tentato di ricercare il vecchio ombrello, per ripararsi dalla pioggia. Tuttavia avrebbe resistito, perché era giunto alla conclusione che solo  con una buona dose d’audacia avrebbe potuto poi disporre dei mezzi per soddisfare i suoi bisogni e rallegrare il cuore.
 
 
 
(da http://bismas.splinder.com )  
 
 
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5 risposte a “L’ombrellaio del tempo

  1. Interessante e riflessivo  brano…
    Ciao Ross
    Fab 

  2. Ciao signora dei sogni! Passare da te è sempre piacevole e rilassante . Arricchisci la nostra mente e riscaldi i nostri cuori. Un buon fine settimana.

  3. E quindi  ?
    Insomma, manca la conclusione !
    Io non ho capito !
    Ribacio.
    Fabrizio

  4. Dimenticavo.
    La tua.
    Fabrizio. 

  5.  @Fabrizio
    La ‘mia’ conclusione? mi sembra logica… sono d’accordo con lo scrittore… e ho gettato via l’ombrello da un po’ di tempo. Ogni tanto prendo uno scroscio d’acqua e cerco riparo… ma poi il sole mi asciuga e riprendo il cammino…
    Un bacio a te MdT…

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