La signora del tea time

Le giornate si stavano allungando. Il tempo mite, nonostante fosse ancora febbraio, invitava a passeggiare all’aria aperta e invece Danny era sempre chiuso tra quelle pareti futuribili in vetrocemento e vedeva la vita scorrere davanti a lui senza fermarsi. I clienti, a parte chi, come lui, lavorava nelle boutiques del duty free, avevano facce anonime, ragazzi con gli zaini, coppie di giovani sposi, uomini in completo giacca e cravatta, famiglie con bambini nei periodi dei ponti e delle festività. Non ne ricordava nemmeno uno. Finchè un tardo pomeriggio la vide. Ancora una bella donna, vestita con jeans neri e camicetta bianca, un parka sottobraccio, capelli corti nerissimi con qualche filo grigio, e piccole rughe portate con nonchalance, quasi con serena accettazione. Alla cassa per lo scontrino la sconosciuta gli regalò un sorriso accattivante, e Danny notò le sue mani curate con dita affusolate, senza anelli.  Non aveva bagaglio.
“un cappuccino tiepido per favore”
“cacao signora?”
“no, grazie”
Prese la tazza dal bancone e andò a sedersi al tavolo vicino alla vetrata. Danny la osservava da lontano: guardava la pista di atterraggio. Forse aspettava qualcuno e sperava di veder atterrare l’aereo. Poi frugò nella borsa e, preso lo specchietto, si aggiustò  il trucco delle labbra. La donna si girò nuovamente  verso la pista, sorseggiando lentamente e lasciando il rossetto sul bordo della tazza.  

Sì, indubbiamente attendeva qualcuno. Rimase seduta una buona mezz’ora, poi, dopo una rapida occhiata all’orologio, si alzò, riportò la tazza al banco e se ne andò.  La rivide tre giorni dopo. Solito cappuccino, solito tavolo sulla vetrata. Si fermò per un quarto d’ora. Poi ricevette una chiamata sul cellulare e sparì.  Danny l’aveva soprannominata ‘la signora del tea-time’… anche se non beveva thè come gli inglesi. La settimana successiva Danny era in ferie ma quando rientrò il suo collega al banco gli disse –  con un po’ di sfottò – che la “sua signora misteriosa” era venuta tutte le sere. Sempre da sola. Sempre con lo stesso rituale. Mille domande affollavano la mente di Danny: perché veniva lì tutte le sere, chi aspettava che non arrivava mai? Avrebbe voluto chiederle qualcosa ma si vergognava.  Quella sera la bella signora non venne e neppure le due sere successive. Danny, assurdamente, era preoccupato. Sì, assurdamente, perché di quella donna non sapeva nulla, nemmeno il nome. Ma aveva un qualcosa che a lui piaceva. Finalmente la signora tornò il venerdì sera. Aveva lo sguardo un po’ più stanco, ma gli sorrise ugualmente nell’ordinare il solito cappuccino tiepido. Quella sera il bar era più affollato del solito perché a causa di uno sciopero c’erano stati dei voli soppressi ed in ritardo. La donna prese la tazza e fece per andare al ‘suo’ tavolo quando vide che era occupato. Si avvicinò e chiese all’uomo che occupava l’altra sedia ‘mi scusi.. posso sedermi qui con lei?’. L’uomo sollevò gli occhi dal giornale e, togliendosi gli occhiali, le sorrise ‘sure, prego… si accomodi’.
Danny li osservava con una punta di gelosia mista a curiosità. Li vedeva conversare amabilmente come se fossero amici da sempre. Con la scusa di ritirare bicchieri sporchi e bottiglie lasciate sugli altri tavoli si avvicinò per spiare la loro conversazione.
‘Hi! mi chiamo Ted’ disse l’uomo dall’accento marcatamente inglese ‘ e sono un dirigente di marketing di una azienda ITT canadese. Il mio volo per London è ..uff.. how do you say …. delayed’
‘sì.. diciamo ‘ritardato’ o ‘posticipato’… lei parla molto bene la nostra lingua, ma se preferisce possiamo parlare inglese. My name is Alessandra,  Alex for you
‘good… ok… thanks a lot Madam! And you? Where are you going to Alex?’
(bene… mille grazie! e lei? dove va di bello Alex?)
‘I’m going nowhere… I like to come and sit here quite everyday… looking at the planes’
(non vado da nessuna parte… mi piace venire qui quasi ogni giorno e sedermi a … guardare gli aerei)
L’uomo sorpreso da questa risposta agrottò le sopracciglia ‘really? why? do you like flying?’ (davvero? perche? le piace volare?)
‘oh yes I do… I like to go up over the clouds… why? Maybe only to dream’
(sì… mi piace… adoro salire sopra le nuvole… perchè? forse solo per sognare)
‘ehy.. what dream are you searching for? are you looking for some special dream?’
(ehi… che sogno stai cercando?  cerchi un sogno particolare?)
‘no, nothing special, I usually dream to catch a plane… it does not matter its final destination’
(no. nente di particolare.. di solito sogno di prendere un aereo… non importa la sua destinazione)
‘why don’t you do it?’
(perchè non lo fai?)
‘no one to talk with…probably… I don’t want to fly all alone’
(nessuno con cui parlare… non amo volare da sola)
L’uomo la guardò a lungo. Poi allungò una mano sul tavolo, aperta, ad attendere la sua.
‘may I be your dream Alex? will you fly with me to London tonight?’
(potrei essere io il tuo sogno Alex? vuoi volare a Londra con me stasera?)
Alex guardò lo sconosciuto. Una cinquantina d’anni, niente fede, elegante ma non ricercato, occhi limpidi e capelli brizzolati. Un bell’uomo, piacente. E gentile.
‘I have no baggage with me.’ (non ho niente con me, nessun bagaglio) Fu la prima scusa che le venne in mente.
‘no problem darling. Let’s go to the duty free, I think you can find what you need. We will be on time for the flight’.
(nessun problema cara. Andiamo al Duty free, credo tu possa trovare tutto cò di cui hai bisogno. Arriveremo in tempo per il volo)
Un uomo pratico. Deciso. Alex fece rapidamente il calcolo di cosa lasciava. Niente. E di cosa avrebbe potuto trovare: forse qualcosa di più. Fece un sorriso e sentì la sua voce dire:
‘ ok Ted, I will fly with you’
(va bene Ted, volerò con te)
‘then let’s go darling’ (allora andiamo cara) e Ted si alzò offrendole il braccio.
 
Alex si girò e, incrociando lo sguardo interrogativo di Danny gli sorrise. In quel momento sentì Ted che le sussurrava queste parole
‘oh my God… I would never thought to meet someone searching for a dream…’
(mah… non avrei mai pensato di incontrare qualcuno  alla ricerca di un sogno…)

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

6 risposte a “La signora del tea time

  1. A delightful lady, with or without the tea! Much love from Alabama. Mitch

  2. immagino che chi possiede dei forti ideali, non si faccia " smontare " facilmente. sicuramente marx avrebbe rifatto tutto questo. però, te lo immagini il contesto? tronisti e smandrappate come hai ben detto… kiss

  3. i sogni son desideri…na na na na naaaaaaaaaaaaa……:-)))
     
    ti ho focalizzata sai???!!!
     
     
    si partecipo…in fondo in fondo non so stare lontana da tutto questo…anche a costo di farmi prendere per scema:-)))
     
    bacioooooooooooooooooooooo

  4. ben lieta di farti compagnia, cara la mia attempata!

  5. I sogni corrono ogni giorno intorno a noi.
    Possono anche essere visioni del nostro futuro.
    Possono essere tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
    Di sicuro si possono concretizzare perché nulla è impossibile.
    Un abbraccio.
    Fabrizio.

  6. Mi è piaciuto questo racconto. Il destino ha bisogno solo di un attimo per cambiare, il futuro si svolge ogni istante sotto i nostri occhi. Saluti :-)

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...