Il vaso rotto

Quella mattina aveva di nuovo snobbato la sveglia. Era in ritardo. Mentre si faceva una doccia veloce Alice pensava che avrebbe dovuto prendere il treno successivo e sarebbe arrivata in ufficio un’ora dopo. Pazienza. Tanto quel lavoro non le piaceva. Non si sentiva realizzata, anche se aveva sempre odiato questa espressione. In fondo quel lavoro era un ripiego – che sperava il più temporaneo possibile. Si era sempre occupata di vendite, produzione, presentazioni  di nuovi prodotti, traduzioni. Ora quel settore che stava affrontando, cosi diverso da quello che lei conosceva, non la soddisfaceva per nulla: le sembrava di vendere fumo.  
Scese le scale e senti il profumo di caffè: meno male che suo marito, pur con tutti i difetti che aveva, almeno al caffè ogni tanto ci pensava. Difetti. Forse non era nemmeno il sostantivo adatto. Era semplicemente una persona che l’aveva delusa. Non sognava più. Non la sorprendeva più. Non la faceva più ridere come una volta. Dopo 20 anni, lei poteva prevedere tutte le sue risposte ad ogni domanda. Conosceva con esattezza la pignoleria che metteva in ogni cosa. Avrebbe potuto essere uno svizzero, se non fosse stato per la sua figura tipicamente mediterranea: piccolo di statura, olivastro di pelle e capelli ricci.
Oppure la colpa era semplicemente del suo segno zodiacale: suo marito era della Vergine!
 
Mentre si infilava le scarpe, lui versò il caffè e contemporaneamente iniziò a protestare per qualcosa. Le solite litanie che da troppo tempo le stavano avvelenando la vita. E lei, per sfuggire a questo, passava sempre più tempo in ufficio e meno a casa. Entrò in cucina, mise il dolcificante nel caffè ed inizio a berlo, mentre con una mano cercava nella borsa-valigia la trousse per il trucco.
Ad un certo punto una frase a voce più alta:
‘mi dici che ci facciamo ancora insieme noi due? Certo, ti voglio bene, ma non ti amo più’
Alice alzò lo sguardo prima sull’orologio sopra l’arco della cucina: erano già le 8.35. Poi su di lui.
‘stai scherzando? Come mai questi discorsi a quest’ora del mattino?’
‘Così. E poi ho un’altra. Da tre mesi. E voglio vivere con lei’
La mano che reggeva la tazzina si fermò a mezz’aria. Lo guardò come si fa con un bambino che si sta divertendo a prenderti in giro.
‘è inutile che mi fai quella faccia. E’ così. Si chiama Laura ed abita a Piacenza. E voglio la separazione’
Alice continuò a guardarlo. Poi sentì  un’altra Alice pronunciare queste parole:
 ‘Sono in ritardo. Accompagnami al lavoro e ne parliamo stasera’
 
Nel tragitto verso la città lui cercò più volte di parlare, ma Alice si rinchiuse nel suo mutismo. Non era per cattiveria o per rappresaglia, lo faceva solo per cercare di ascoltare i propri pensieri.
La sua mente si stava focalizzando su un unico punto: quando si era rotto il vaso.

Lei lo tradiva da più di sette anni e lui non se ne era mai accorto. Ad Alice era anche balenata l’idea della separazione, ma non ne aveva avuto il coraggio. In fondo era lei che, nonostante le scusanti che si era sempre data per quel tradimento, si sentiva in colpa. Credeva che lui avesse bisogno di lei. Separandosi, lei sarebbe comunque rimasta da sola, perché la sua relazione era con un uomo sposato. Sposato da una vita. Da quando 25 anni prima lo aveva incontrato e si erano innamorati. Quell’amore folle, scambiato per passione, irrazionale e senza speranza. Ed avevano fatto la grande rinuncia. Erano sempre rimasti a debita distanza, ma il loro amore covava sotto le ceneri ed era riesploso immutato dopo sedici anni e non avevano avuto il coraggio di rinunciarvi una seconda volta.  
Suo marito invece non aveva battuto ciglio, nessun riguardo per lei, ed aveva preso il volo verso altri lidi. Non era vero che non sognasse più. Non sognava più con lei. E Alice non si era accorta di nulla. Semplicemente non lo vedeva più. Non le interessava più.
La giornata di lavoro fu totalmente infruttuosa. Non riusciva a concentrarsi e alle 16 uscì prima dall’ufficio e si mise a passeggiare in centro. Arrivò in stazione in tempo per l’ultimo treno. Il breve tragitto, poi la corriera: alla fermata di fronte a casa vide le luci della cucina accese. Suo marito era già arrivato.
Entrò come tutte le sere, posò la borsa sul divano della sala da pranzo e si tolse subito scarpe e calze. Salì in camera per indossare la tuta e quando scese suo marito era sulla porta della cucina.
‘Che vuoi mangiare? Ho preparato dell’insalata e tirato fuori dei formaggi. Vuoi della pasta asciutta?’
‘No. Va bene così’
‘allora? Ci hai pensato?’
‘sì. Sono d’accordo. Separiamoci’
‘Allora domani vado dall’avvocato e prendo appuntamento per sabato mattina. Magari prepariamo una scrittura tra di noi e facciamo le cose da persone civili’
‘Non ho fame. Fa’ quello che vuoi. Me ne vado a letto.’
 
Due estranei. Venti anni di vita tenuti insieme da una colla invisibile.
Alice stava ancora cercando di capire quando il vaso si fosse rotto.
E finalmente comprese… che in fondo il vero collante tra di loro non c’era mai stato. Non c’era nemmeno stato il vaso.
Lui aveva finto di sognare, lei aveva rinunciato a sogni che lui non poteva realizzare.
Però ci avevano provato.
 
Ora iniziava un nuovo giro di ruota. E lei era sempre stata ottimista.
Non sarebbe cambiata. Anche se ora la vita sarebbe stata in salita per lei, e non avrebbe più potuto inseguire tutti i sogni perduti.
 
 
 
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14 risposte a “Il vaso rotto

  1. Come conosco bene quell’Alice…. sembrerebbe una mia gemella, come si assomigliano queste storie….
    Ciao Ross, un baciotto…

  2. …è stata una fortuna x alice poter finalmente essere se stessa…
    ma come ha fatto a sopportare una vita di rinuncie e tradimenti???
    un bacino Ross…
    ciau NICA

  3. diretto e troppo esplicito come sempre: il collante invisibile c’è, esiste e tiene finchè la convenienza reciproca in tali situazioni, messa sul piatto della bilancia, favorisce entrambi, avendo mayerialmente più lati positivi che negativi

  4. Molte volte invece esistono collanti visibili, che sono i figli. Troppe volte in questi ultimi anni ho sentito di famiglie apparentemente felici, evaporate non appena i figli son cresciuti.

  5. bisognerebbe avere il coraggio dei propri sentimenti…collante o non ..
     
     
    non ho mangiato pesante ieri sera…sarà stato un pezzetto di festival e scombussolarmi?
    smack smack

  6. come dicevo a lilla non è il parto di una mente gravata da una cena a base di topi morti. no, no, solo che vado in automatico. vedo la nebbia e mi recito carducci… che ci devo fare, sono irrecuperabile.
     
    molto spesso leggo sui giornali che, secondo gli scienziati, il rapporto d’amore tra due persone ha dei tempi standard, limitati nel tempo. dopo, tutto quello che segue, è dettato dalla consuetudine, dai legami che danno i figli, dall’affetto che non è l’amore che ti fa sognare. è la condizione sociale del matrimonio che viene ad essere messa in discussione, con il disamore. adesso si è più propensi a fare scelte precise, forse con maggiore leggerezza…

  7. Ma cosa centra la colla, è solo un problema di cucina ….. troppo indigesta !
    Che storie, basterebbe un po’ di scuola ….. una volta c’era una trasmissione …. si si …..non è mai troppo tardi, ricordate ?   appunto.
    Un saluto.
    fabrizio

  8. ..il quotidiano di molte coppie..con il loro certo futuro d’incerto giorno…:-))..io ero consapevole
    e realista ho solo aspettato per pigrizia che l’altro si accorgesse che il vaso era rotto…
    ma il vaso c’era ?…ne dubito..notte notte..
     

  9. Proprio stasera stavo chiedendomi se per me un vaso ci sia mai stato.
    Beh, non pensavo proprio ad un vaso.
    Pensavo soltanto che anche il mio lui mi ha delusa (e sono passati diciotto anni), e che me ne vorrei davvero andare via.
    Invece io non ho deluso lui… oh, che disastro.
    Non so come andrà a finire, ma non ci vedo niente di buono.
    Certo, sono piuttosto sfiduciata sulla mia capacità di poter costruire un altro vaso…
    …e mi pare che gli uomini siano parecchio deludenti.
    Loro penseranno lo stesso di me, probabilmente 
    Intanto la vita passa, e… non ridere… la vecchiaia mi fa paura in un modo pazzesco, affrontata con una solitudine interiore come è la mia.
    Beh, meglio riderci sopra…
    …e dirti che scrivi davvero bene.
    Almeno questa è una verità. La mia.
     
    Però… hai fatto un giro da me, dicendo che passavi a salutare gli amici… io come amica ti ho invitata, ma qualcosa non ha funzionato, perchè compari solo come invitata.
    Il mio pc è strano come me.
    Se non vuoi accettare l’invito, non fare nulla.
    Se vuoi accettarlo, invitami anche tu ed il pc capirà.
    Ciao da Monica
     
     
     

  10. fai pure mia ross!!!! "SI NU ZUCCARU"…quando si parla di sogni…tutto è lecito!!!!!!
    notte…dalla "TUA NICUZZA BEDDA"…
    ps.non vedo l’ora di poterti incontrare!!!! baciuzzi

  11. C’è un’altra foca per te… da parte di Giulia!

  12. è dura metter a tavola..i soliti peperoni indigesti…. dopo che per anni tutti credono che a te piacciano e che li gustavi….ma si toglie la pellicina intorno e non lo saranno + buona digestione a tutti

  13. e poi a volte una persona pensa di vedere un bellissimo vaso…magari con qualche crepetta attaccata con l attak…
    invisibile…perfetta…
    a volte quel bellissimo vaso aquista valore perchè "vissuto"…
    a volte invece è un semplice vaso che si è rotto e lo si è voluto aggiustare a tutti i costi…
    è comunque una questione di punti di vista….
    dipende sempre da che parte si vuol guardare il vaso…
    Ciao Ross.
    un bacio.
    Marty 
    …ormai la scrittrice a noi ci fa le pippe!!uauauaauuaau
    e rrrridi…!! dai che ti vedo!

  14.  brividi…e non credo sia il freddo…commossa, lacrimo, un pò…rivedo lei, mia madre… rivedo me, a dove non vorrei arrivare…rivedo te, un pò, forse…  e quanto è difficile crescere insieme,sempre?Grazie, per l’emozione!*buone giornate Ross

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