Diari di viaggio

Giornata casalinga. Tempo grigio e piovoso. Svogliatezza alle stelle.
Mi faccio violenza e mi costringo a fare una nuotata in piscina e poi ecco una domenica di sport da poltrona: il Grand Prix di Montecarlo, il gran premio per eccellenza. Sinceramente, da grande tifosa di F1, mi rendo conto ormai di estraniarmi anche da questi appuntamenti. Meglio dedicarsi ai lavori di casa.
Ed ecco che il caso ci mette lo zampino: mentre sistemo gli ultimi libri acquistati sulle mensole del soggiorno da un vecchio tomo (residuato dei miei studi universitari… una grammatica Larousse originale francese) vedo scivolare una busta. La raccolgo e dentro trovo il mio vecchio passaporto. Tenuto benissimo a dire il vero, nonostante abbia viaggiato per tre continenti. Ed è più forte di me iniziare a sfogliarlo.
Il primo ‘bollino’ è poco più grande di un francobollo, di color lilla.
1997 Turchia.
“E’ la prima volta che viaggio sul Genova–Roma. Le altre partenze le avevo fatte via Zurigo, sul piccolo ‘concordino’. Siamo a fine marzo. Aria frizzante, ma alle 9 c’è un sole stupendo al Cristoforo Colombo. Sono come sempre la prima ad arrivare quando si tratta di partire. Il volo di 45 minuti, a quota relativamente bassa, mi offre il panorama dell’Isola d’Elba e delle isole del Giglio e Giannutri, poi l’aereo china il muso e siamo già a Fiumicino. Due ore di attesa e si riparte. Dopo una virata che lo porta in linea su Taranto ecco il mare e la costa greca. Poi solo terra brulla. E l’aereo sale ancora. Ora sotto di me ci sono i monti innevati della Macedonia. Due ore e mezza di volo tranquillo, durante il quale l’unica nota stonata è la voce del mio collega che continua a chiedermi ‘ma lei non ha paura?’. Ridendo gli faccio cenno di no. Ricordo il primo viaggio fatto con lui da Linate a Parigi: un aereo favoloso e nuovissimo che decolla su una pista molto lunga, con quella spinta che ti incolla al sedile e lui che inizia a sbiancare e mi guarda come fossi un’astronauta…
L’aereoporto ATATURK è vecchio e scalcinato. Niente bruco ad Istanbul. Ci incamminiamo verso un vecchio bus che ci porta all’aereostazione e qui  troviamo un percorso delimitato da catenelle che ci costringe a scendere nei sotterranei. Gli altri passeggeri hanno già il passaporto in mano: un cartello indica ‘VISA’. E inizia la coda. Arrivata allo sportello consegno il passaporto e porgo all’impiegato 10$ come aveva fatto la persona davanti a me: mi sorride e mi fa cenno di controllare una specie di listino. Beh, visto che sono italiana, solo 5$. Per gli spagnoli 15, 10 per i tedeschi e francesi. Ok, ma ho solo tagli da 10 dollari… quindi attendo il resto. Lui impassibile continua a far cenno al listino. Mi volto come per chiedere aiuto e il mio collega mi dà il suo passaporto. Ora l’impiegato è contento: due bollini.. dieci dollari.
Ci svincoliamo dalla coda ed iniziamo a salire per una scala angusta. Per fortuna avevamo solo bagaglio a mano: le code nella sala arrivo bagagli erano lunghissime.
Usciamo all’aperto finalmente e cerchiamo un taxi. Si parte. La mia curiosità supera tutto, anche la paura dei guidatori turchi: il taxi si immette direttamente senza guardare nel retrovisore ed io vedo un autobus che sta arrivando a tutta velocità e suona il clacson. Niente da fare. Il mio tassista va per la sua strada e in meno di mezz’ora siamo a Tacsim, in centro. Sono quasi le otto di sera e le uniche immagini che riesco a captare sono i minareti.

E’ la mia prima volta in un paese islamico e mi sento così stupida a notarli…
[continua]
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7 risposte a “Diari di viaggio

  1. non ho capito la cosa dei 10 $

  2. Il visto è costituito da questo francobollo che ha un costo diverso in dipendenza del paese di provenienza…

  3. Il passaporto… Anche io ogni mi trovo tra le mani quelli vecchi e mi lancio nei ricordi… Timbri, visti, tutti con le date, tutti che riportano alla memoria situazioni, eventi, fatiche, soddisfazioni, piaceri… Riesco a ricordare praticamente uno a uno i viaggi a cui corrisponde ciascun timbro… tranne forse quella volta, alla immigrazione di Israele, dove mi trattennero per oltre un’ora perché non riuscivo a ricordare di quale paese fosse quel dannato timbro scritto in arabo… (era del Marocco, mi ricordai alla fine!)

  4. Poverino non ti invidio!… a me è bastato Dubai…. ehehe

  5. Il mio passaporto è nel cassetto, scaduto da tempo immemore e di visti ne ha visti pochi :-)
    Ogni tanto penso che dovrei rinnovarlo, così nel caso che dovesse servire all’improvviso… e invece lo lascio lì a riposare!

  6. passaporto? chiuso in cassaforte chissà su futtinu:.-)))
    e con pochissimi timbri:-((

  7. passaporto?!? non so cosa sia:-((
    ho come l’impressione che tu abbia una memoria memorosa:-)))

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