Slowness

Uno dei più bei regali che ricevetti per la prima comunione fu un Atlante con un piccolo mappamondo. Già, credo che la mia vocazione da ‘zingara’ abbia radici lontane nel tempo. Se a questo aggiungo anche i racconti che mi descrivevano un mondo diverso dal mio, quando a soli 5 anni leggevo e scrivevo anche in francese, il gioco è fatto.
Crescendo ho sviluppato le conoscenze linguistiche e sognato paesi lontani, che ho avuto poi la fortuna di visitare. Una conoscenza d’assedio, con una curiosità quasi certosina per i luoghi, le civiltà, gli usi e costumi, tutto all’insegna della bellezza della diversità. Una voglia di conoscere la vita quotidiana, di girare per i mercati locali, frequentare gli stessi luoghi degli abitanti del posto. L’Italia, gioco forza, l’avevo già abbondantemente esplorata da piccola, perennemente in movimento da nord a sud, per colpa del lavoro di mio padre. Mi interessava l’estero. E perciò concentrai le mie forze su ferie di studio e non in paesi europei ed extraeuropei. Anche un viaggio di lavoro per me si trasformava nel ‘viaggio’ con la V maiuscola, durante il quale sono sempre riuscita a ritagliarmi del tempo per un giro col naso all’aria, ad esplorare.
Oggi, in una specie di ‘ripasso generale’ come si faceva a scuola, sto riscoprendo mete più vicine. Sono occhi diversi quelli che visitano gli antichi borghi, ognuno con la sua peculiarità. L’Italia ne è ricca, grazie alla sua storia di terra di conquista, alla frammentazione regionale che ha mantenuto intatti o quasi dialetti e tradizioni ed anche alla sua particolare conformazione geografica. E in quest’ottica mi sono ritrovata a riscoprire luoghi già visti e, solamente in apparenza, dimenticati. Luoghi che, all’improvviso ti si parano davanti con quella sensazione di déjà-vu che colpisce come uno schiaffo, quel dirti ‘ma io qui ci sono già stata!’ con un rossore che sale alle guance ed un muto rimprovero a dirti ‘come mai, te lo sei dimenticato?’. E le immagini si sovrappongono: una Fiat Bianchina grigia col tetto bianco, che si avventura sulle statali del piacentino o del basso piemonte o dell’appennino toscano. I ricordi si affollano, e non sono solo quelli dei luoghi. Sono quelli delle persone, delle parole, dei sorrisi, di un padre che ti spiega come mai la Loggia dei Mercanti ha questo nome, di una vita più semplice ma per questo non meno bella, della lentezza di un tempo che non c’è più. Io per prima vivo correndo, veloce come le dita che battono sui tasti di questo portatile. Si tende a bruciare le tappe, forse per riuscire a fare di più. Occorre prendere una sosta e respirare a pieni polmoni. Che sia arte e storia, laghi e fiumi… e soprattutto mare.
E’ semplice quindi spiegare come una gita di un’ora d’auto, ti possa riportare così indietro nel tempo. Ma in fondo non è tornare indietro: è rigenerarsi per andare avanti. E ora sai che basta attraversare quel confine, fosse anche soltanto il semplice viaggiare ad andatura turistica sulle colline del Monferrato, per trovare luoghi dove la vita sembra aver fermato il suo clamore esteriore, ma mantiene intatta la sua ricchezza interiore, per scoprire come una serata all’aperto a chiacchierare con amici vecchi e nuovi, a bere vino, lontani dal traffico delle auto, ti faccia stare bene.

E poco importa se alle 3 del mattino, fai il viaggio di ritorno in silenzio, ascoltando gli Eurythmics…
Sweet dreams are made of this
Who am I to disagree?
I travel the world
And the seven seas
Everybody’s looking for something
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8 risposte a “Slowness

  1. …siamo alle solite…prima di andare a nanna passo a leggerti…e ke trovo???? solito viaggetto alla scoperta di sensazioni vekkie  e nuove…..sogno leggendoti…ti ammiro…e vorrei a volte aver ankio quell’anima da zingara ke ti ritrovi….unica ross…
    bacini…nica

  2. e dai!! lì a mettere in dito nella piaga che "voi" fortunati che festeggiate S. Giovanni, avete avuto ben 4  giorni di vacanza!!! ma mi rifarò presto ….. ahhhhhhhhhhhhh … se mi rifarò!!! :)
    "tornare indietro è un rigenerarsi per andare avanti" … mi piace … se permetti, me lo annoto!!! 😉

  3. Credo, cara amica, che vi sia un tempo per le transumanze ed uno per l’essere stanziali. Puntualmente la vita ci  trasforma in errabondi quando quello strano prurito ci assale, quando si cerca un strada diversa per osservare questo nostro tempo, per ri-mettere, ecco, … i paletti demoliti dal quotidiano deteriorarsi delle nostre strade saccagnate più da chi abbiamo attorno che da noi stessi medesimi. I luoghi sono solamente variazioni infinite di ciò che normalmente ci circonda. Esistono sempre colline, monti, marine, villaggi, paesaggi, skylines diverse … E’ questa variazione continua che ri-dà senso al nostro ri-cercare (di nuovo). E’ la variazione che aiuta a ri-definire quel continuo che è il nostro intorno. Ohhh ben, io la penso così e non sono affatto sicuro di averla pensata giusta. In questo periodo la vivo così. Baci. T.

  4. Quello che mi piace del viaggiare è il senso di libertà che ne deriva, sia che si abbia una destinazione precisa sia che si vada a zonzo. Non sono una grande turista, nel senso che visito i posti lasciandomi inondare di emozioni, ma non mi muovo seguendo le "guide" che indicano i posti da visitare e raccontano la storia. Mi piace guardarmi intorno, osservare le persone e i luoghi… ma non chiedermi di spiegarti cosa simboleggia quella fontana o quel rudere perché non saprò dirtelo. Ci sono posti che visito per la prima volta ma che sento subito miei e posti dove ritorno e mi sento estranea. Finora non ho ancora "incontrato" il posto che sento nelle mie radici… forse solo Dolceacqua ci è andato molto vicino…

  5. Cara Rossana, tutto si trasforma. Gli antichi già  conoscevano il fluire incessante del tempo. Oggi chiamiamo questo fenomeno incessante e rigenerante (come dici tu) impermanenza.
    Ciao e buon ritorno nei luoghi del cuore.

  6. il paesaggio della foto mi è famigliare..io vivo nel monferrato  e sono monferrina al 100% credo che non ci sia  nulla di meglio che una passeggiata in queste colline per rigenerarsi..scusa la curiosita’ ho cercato di individuare il paese della foto..è altavilla??  buona giornata!

  7. Sì, sì sono sempre stato un fanatico della geografia !
    Per mettere a tacere tutte le mie domande sul dov’è questo e dov’è quello, mio babbo mi regalò nel giro di poco tempo, prima un atlante, poi un mappamondo: avevo 7-8 anni e mi si aprì un mondo… nel vero senso della parola !
     
    Uj saluto
    😉

  8. Anche io son cresciuta con il mappamondo e Atlante  in  mano (caso strano regalo della prima comunione)… Papà navigava e ad ogni lettera o cartolina che arrivava andavo a cercare la città di provenienza promettendomi… "quando sarò grande ci andrò anche io..". Crescendo mi son resa conto che avrei dovuto essere miliardaria per visitare tutti quei posti o ripercorrere le sue orme… Ma era un lavoro da uomini.. e la mamma ne aveva abbastanza di uno.. navigante… Qualche  viaggio l’ho fatto ma, mai riuscirò a raggiugeretutte le mete che sognavo da ragazzina. (Papà ha navigato veramente in tutto il mondo… anche su navi che risalivano fiumi…). L’anima da vagabonda però è sempre rimasta viva e, come dici giustamente Ross, non è necessario partire per arrivare all’altro capo del mondo. Si possono scoprire realtà bellissime e paesaggi stupendi anche poco lontano da casa… basta avere occhi per guardare…
    Ciao Ross, non passare mai da Voltri… mi raccomando… col casino che ho in negozio potrei chiederti di aiutarmi a mettere a posto…
    Carla

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