L’altalena

Mi sento su un’altalena. Salgo in alto, sempre di più, le mie gambe si piegano e si distendono per aiutare il movimento ondulatorio. Mi piace salire in alto, sentire l’aria sul mio viso, il vento che mi scompiglia i capelli. Non ho paura del vuoto della discesa, anzi, a volte mi dà quel brivido salutare, seguìto subito dopo dalla nuova ascesa.

 

 Ma quasi sempre, nonostante i miei sforzi, il movimento rallenta, limita la sua oscillazione, ed i miei piedi toccano nuovamente la terra.

altalena

 

Una piccola corsa all’indietro e si riparte.

Ogni volta però è sempre più faticoso. E mentre provo a ripartire, mi chiedo il perché:

 

Perché sottopormi a questa fatica?

Perché non cercare metodi più semplici per essere sereni?

Perché talvolta serenità e tranquillità sono per me sinonimi di noia?

Perché devo vivere solo in funzione delle mie emozioni?

Perché ogni volta divento sempre più esigente?

 

 

Ho perso i miei punti di arrivo: me li hanno portati via. Non riesco a fare un programma. Vivo alla giornata. E non è molto nella mia indole.  

 

Forse è meglio risalire su quell’altalena, dipingersi un bel sorriso, faticare finchè il sudore mi bagni il volto.

 

Con la stanchezza arriverà anche la quiete. Forse…

 

 

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6 risposte a “L’altalena

  1. magari ci fosse la possibilità di rallentare la corsa, di tanto in tanto! evidentemente non è di questa terra e siamo sempre alle prese con sfide costanti e giornaliere. poi penso che se abbiamo voglia di affrontarle, le sfide, vuol dire che siamo significatamente vivi e in grado di fare qualsiasi cosa. altrimenti non varremmo granchè e sarebbe senz’altro peggio. sicchè facciamoci ‘sto giretto amica mia, un po’ tu e un po’ io… 

  2. Benvenuta nel mondo della visione della talpa, dei 20 cm avanti al naso perché oltre non si può, non si deve, non è opportuno, il “contesto” non gradisce. Si, certo, non contribuisco ad accrescere il livello di ottimismo ma tant’è così gira. Alla fine della fiera vi sono due forme di quiete. La prima, esteriore è semplicemente un sorriso stampato, la seconda, meno visibile e più pesante passa per un concetto poco esplorato da tutti noi, forse per paura di analizzarne la dimensione: la rinuncia.Nonostante tutto ciò e per far capire come la pensiamo a chi ci vorrebbe talpizzati, sursum cordae. Tullio

  3. Anch’io ho riflettuto tante volte sul mio riempire la vita di mille cose. Mi sono sposato, ho fatto tre figli, ho lavorato fino a fare un po’ di carriera, studio chitarra e banjo, suono, scrivo, ecc.ecc.
     
    A volte mi sembra che sia una droga. Un modo per stordirsi e non pensare a chissà cosa.
     
    Poi però penso che ciascuna di queste dimensioni mi dà ricchezza interiore e piacere. Forse essere laboriosi ed investire tanto nella vita è giusto, solo bisognerebbe avere l’equilibrio e la misura per fermare tutto, di tanto in tanto, per riposare e riflettere.
     
    Sarà così ? Non so, non ne sono sicuro.

  4. Ross, è tutta la vita che porti avanti una sfida con te stessa, cercando rivalsa, provando a dimostrare al mondo (e a te stessa) che ce la fai, che ce l’hai fatta… Il fatto è che inseguendo tutta la vita un’immagine di sé che in quanto ideale è perfetta, non si fa altro che spostare il traguardo sempre di qualche metro più in là. Fermati un momento, cammina invece di correre, goditi il percorso che stai facendo senza l’angoscia dell’obiettivo a tutti i costi. Non è né rassegnazione né superficialità: è capire che la serenità non è nei grandi obiettivi ma nei piccoli traguardi di ogni giorno. Non devi dimostrare niente a nessuno Ross… tu sei quello che sei! Punto!

  5. chi di noi non sta costantemente altelenando i propri traguardi? la vita è una sfida con tutte le sue sfaccettature,ma come le altalena a volte fai due passi avanti e tre indietro,l’importante è non perdere di vista i propri obiettivi e arrivare li dove vuoi arrivare…magari a volte ci si mette più tempo,a volte proprio senti che non ce la fai, eppure poi più risoluta di prima … ritendi il traguardo…ma senza mai perdere di vista i valori che contornano la tua vita..-
    un bacione grande

  6. Si sale in alto, quasi come se si stesse per toccare quella nuvola bianca e soffice che si trova lì, sopra noi, che ammira tutto da lassù. E poi, via, la rincorsa all’indietro, veloce e permanente, se non fosse per quell’altra spinta che darà la forza per ritornare in quel posto, a guardare il sole, apparentemente a due centimentri di distanza.
    Tutto cambia prospettiva, così come noi stessi. Come il punto di vista. Quello in cui ci troviamo e da cui abbiamo la capacità di ammirare il mondo per intero.
          IL problema sta nel riuscire sempre a trovare quella forza per risalire.
                      Quella forza che, sconfitta dai torti del mondo, o anche dalla stanchezza stessa, prima o poi, finirà per sentirsi abbattuta e per "arrendersi".
    Arrendersi?? No, quello mai!                           

    "Con la stanchezza arriverà anche la quiete. Forse…"
                    Quiete…ciò che conta, però, è non mollare!
       Me lo ha suggerito anche lei stessa, vero?
    Grazie Signora dei Sogni! Grazie per essermi stata vicina anche lei!
    Le mando un bacione!  E…non molli neppure lei, mi raccomando!!! 😉
    A presto!
    …Jessica!
     

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