Per poter giudicare

Giudicare è un verbo che non mi piace, ma senza volerlo, tutti noi lo facciamo. Giudichiamo e sentenziamo sui fatti della politica, della cronaca, del gossip. E molte volte lo facciamo sull’onda dell’emotività, senza ragionamenti, senza mediazioni. E’ una specie di istinto.
Mi piacerebbe però che quando si scrive di qualche argomento, ci si ricordasse di rileggere, di pensare e magari anche di informarsi. Vedo che non sempre è così. Come per la sentenza di questa sera per il processo alle forze dell’ordine per i maltrattamenti e gli abusi subiti dai manifestanti alla scuola Diaze e alla Caserma di Bolzaneto, occorsi ormai 7 anni fa, in occasione di quel nefasto ed inutile evento che fu il G8 a Genova. Giudizi che definire qualunquisti è dire poco, e difesa ‘dell’ordine costituito’ ad oltranza. Forse qualcuno ha ‘dimenticato’ che tra le persone oltraggiate c’erano semplici cittadini, giornalisti, gente affumicata dai lacrimogeni cui nelle tende davanti al Pronto Soccorso di San Martino è stato impedito di essere soccorsa.
Credo che per poter ‘giudicare’ occorrerebbe conoscere i fatti e per farlo è necessario esserci stati. Nemmeno io ero in corteo a Genova, ma so l’aria che si respirava nella settimana immediatamente precedente all’evento.
So delle ronde di poliziotti, provenienti da fuori regione – eh sì, perché per diritto di cronaca, tutto lo staff della questura fu ‘sostituito’ d’autorità -, so degli ordini impartiti alle imprese costruttrici che furono incaricate di erigere le famose ‘gabbie’,  so di una città la cui circonvallazione a mare era sbarrata da una pila di container alta 30 metri, so di un quartiere fieristico preso ad accampamento dalle forze dell’ordine e da cui la sera si alzavano cori di battaglia, so di una città isolata da terra cielo e mare. Autostrade chiuse, treni bloccati, aereoporto requisito solo per voli militari, portaerei inglesi ed americane alla fonda nella rada, elicotteri ed aerei militari in volo costante sulla città.
Una città ingabbiata e ferita. Per cosa? Per il sollazzo di 8 personaggi che come burattinai tirano le fila dell’economia mondiale, che decidono se ingrassare le proprie tasche o far morire di sete e di fame il terzo mondo.
Genova: una città da punire. Lo dissi tempo fa ad una amica e mi chiese perché.
Leggete la sua storia e forse capirete.
G8? No grazie.

 

PS. questa non vuole essere una difesa per chi si è macchiato di oltraggio contro la proprietà e la città, ma non si possono usare due pesi e due misure. Leggete i verbali del processo. E’ un consiglio. Chi ha reso falsa testimonianza, chi ha falsificato prove, chi si è difeso dicendo che "c’erano ordini dall’alto" è stato anche promosso…

Certo che da un paese che dà la medaglia al valore ad un mercenario, non ci si può aspettare altro.

 

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13 risposte a “Per poter giudicare

  1. C’era un movimento antiglobalizzazione montante e informazioni su gruppi che da tutta europa e italia erano a genova con l’idea di impedire il G8

    il punto era, semplicemente, se il governo avrebbe permesso che ciò avvenisse oppure no.La politica ha dato carta bianca alle forze dell’ordine e quelle hanno
    usato tutti i sistemi che usano sempre, negli stadi o nelle
    manifestazioni, solo che in quel caso c’era tanta gente e c’erano
    fotografi, giornalisti e anche molti curiosi incappati casualmente
    sotto i manganelli

    A GENOVA NON E’ ACCADUTO NIENTE CHE NON ACCADA NORMALMENTE IN OGNI SITUAZIONE DEL GENERE,
    solo che questa volta si è saputo. 

  2. Te l’aspettavi diverso l’esito?

  3. @Roberto
    No. A Genova c’è stata una manovra più sottile, preordinata e preparata e ci sarebbero migliaia di cose da dire. Il Governo doveva dimostrare la sua forza e lo ha fatto. Ha ‘preparato’  provocato e fomentato gli scontri. Questo è successo.

  4. @Donatella
    No, assolutamente. Anzi, diciamo che sull’assoluzione di chi ha tirato le fila ci avrei scommesso.
    Mi incavolo solo quando qualcuno, bellamente disinformato scrive ‘ma io vorrei sapere quando processeranno chi ha danneggiato una città e le auto parcheggiate’, dimenticando che un processo molto più veloce e con condanne più elevate è già stato celebrato.
     
    PS. comunque assoluzione, ma condanna a risarcimento danni. E la cosa mi sembra un po’ incongruente no?

  5. no, non serve preordinare, per fare quello che dici tu. quando ho parlato di volontà politica significa semplicemente disponibilità da parte della politica, ad alzare il livello dello scontro. le forze dell’ordine sono composte da reparti addestrati all’uso della forza, armati, protetti, motorizzati, coordinati…possono dosare il livello dello scontro in base alle indicazioni politiche.in pratica: vanno tenuti a freno con regole d’ingaggio chiare.In genere, per manifestazioni di questo tipo la politica sta attenta a non fare brutte figure internazionali.In quel caso no.Però, ti ripeto, questi fatti in piccolo avvengono continuamente. Gente ammazzata (anche in senso letterale) di botte nelle celle di sicurezza?Tutte le sere, tutte le notti. Solo che sono immigrati clandestini, prostitute, trans,. Non hanno voce.Leggiti le testimonianze di gente ignara pestata a cagliari, ultimamente, quando ci furono manifestazioni per via dell’immondizia da napoli. Leggiti le testimonianze di chi protestava contro l’alta velocità in val di susa.E’ normale. Normale. Normale. Normale.Purtroppo.

  6. E proprio perchè possono dosare il livello dello scontro che ti rendi conto di come sia stato preordinato il tutto. Le incongruenze di come si svolsero i fatti, aver eliminato ‘ostacoli’ sui percorsi e lasciato che le bande organizzate avessero mano libera su certe parti della città, come a dimostrare e dirigere i ‘cattivi’.
    E nemmeno di fronte alla presenza di telecamere e di migliaia di giornalisti si sono fermati, sapendo di dover dare una dimostrazione di forza e soprattutto di rimanere impuniti.
     
    Quello che dici su ciò che avviene in genere nelle carceri o nei CPT e che non si sa, è vero. Hai ragione.
    Un conto è non sapere. Ma secondo me ben più grave è il voler ignorare.

  7. La colpa è nelle ideologie e nel fanatismo, che suscitano solo violenza bestiale e distruzione.Quanti danni ha avuto Genova per un sussulto di barbarie?

  8. @Sinbad
    Non parliamo di ideologie. Non c’entrano una mazza. E’ la scusa presa dai potenti.
    E se per ideologia si intende osteggiare chi affama il mondo.. allora siamo tutti malati di ideologie.
    E comunque non è questo l’argomento del mio post.
     
    Ma se per contrastare le ideologie occorre una prova di forza come si è verificata a Genova da parte dello Stato, allora è ancora peggio di quello che pensavo. Ho visto lanciare lacrimogeni contro un corteo alla cui testa c’erano donne e bambini inermi. Ho visto le forze dell’ordine spaventate ed impaurite. E quello che ne è seguito è stata la conseguenza.
     
    Chiunque si periti di ‘parlare’ su un argomento, prima si documenti e magari non solo guardando il TG4!

  9.  
    L’idea è quella di cambiarlo di nuovo lo sfondo con qualche nuova foto ogni tanto, poi vedrò.
     
    Per i fatti di Genova, io credo che quando devono valere certe ragioni di stato, si è pronti a macchiarsi di fango (se non altro) per poi apparire candidi in veste ufficiale. E’ il tipico abuso di potere dello Stato che poi aggiusta le cose per uscire pulito dalla cosa e fare scaricabarile delle colpe su quelli che sono meno difesi dal punto di vista dell’avere il sedere parato, seconda la solita legge clientelare e di potere che prevalica i principi democratici. Un modello italiano che permea la società e in questi casi arriva all’apice, l’apoteosi, perché le ragioni di Stato sono quelle internazionali dove i cittadini contano poco o nulla.
    Come tu dici, chi si è reso colpevole di reati deve pagare, ma mandare in campo, in proporzione, un esercito contro cittadini armati di ideali e senso democratico non è una bella cosa. La responsabilità è del Governo di allora nell’avere dato carta bianca. Sapevano a cosa si poteva andare incontro e però così scaricavano le responsabilità sui subalterni, sul piano di potere inferiore. A scendere a scendere si arriva ai cittadini che, se le cose sono ben fatte, non contano un cazzo, e allora tutto si chiude.
    Ragioni di Stato. Quale Stato mi chiedo a volte.
     

  10. L’argomento sollevato da Rossana è molto serio e certamente in questa sede sarà molto difficile chiarire i punti di vista in modo esaustivo. Anzi. Con ogni probabilità, cara amica, questo tuo contributo non renderà più chiare le cose. Cerco di chiarire il mio pensiero.Non giudico, sono molti anni che non giudico alcuna situazione che non posso valutare sul piano della forma e della sostanza. La teoria dell’informazione recita chiaramente che se c’è solo un ed uno solo ragionevole dubbio che un dato non sia certo, l’osservazione è potenzialmente fallita a priori. Nel casus belli non esistono fonti certe. Da nessuna parte. Premetto anche che non posso dire tutto quello che penso e so per “segreto professionale” (non per aver letto o per aver assunto informazioni variamente filtrate, ma esperienza diretta e materiale; visto con i miei occhi al pari delle valutazioni e quant’altro si possa aggiungere ad una corretta visione scientifica) ma di molte cose dette o peggio “non dette” e lette non tanto sui fatti ma sugli antefatti, ripeto, taccio perché così deve essere.Bisogna ricordare una cosa che si tende a sottacere: il piano per la sicurezza del G8 fu redatto “integralmente” dall’onorevole Gerardo Bianco (allora ministro degli interni) del D’Alema bis. Tant’è che in diverse interviste e prese di posizione di quegli anni si evince che l’intera gestione della sicurezza fu una colossale sottovalutazione del pericolo in considerazione, a mio avviso, dell’assenza di comunicazione diretta anche all’interno delle polizie europee (ricordo ancora che molti tecnici allora osservarono che l’insediamento del neo ministro Scaiola avvenne in un momento in cui la macchina per la sicurezza era ampiamente in moto). Il precedente G8 non ebbe risonanza sul piano degli incidenti in virtù che la polizia di Davos dove si svolse usò, in pieno inverno, gli idranti. Da analista osservo anche che nei mesi precedenti moltissimi segnali giunsero dall’estero riguardanti la preparazione di azioni “pesanti” da parte di gruppi antagonisti che sapevano e conoscevano la debolezza del sistema di sicurezza italiano soprattutto per quanto riguarda i confini nazionali. Gli scalmanati dovevano essere fermati prima. In terzo luogo il coordinamento ha mostrato debolezze e carenze. Non si possono mandare giovani inesperti di OP ad arginare situazioni nelle quali assieme ad onestissime persone vi sono dei provocatori. Chi fa OP negli stadi non ha la percezione di uno scenario di rischio di tipo diverso.Ribadisco per non suscitare reazioni. Parlo da analista e non giudico. Di certo è stato un errore il G8 a Genova. I cittadini avevano il diritto di non volere una città blindata ma era tardi per cambiare: tardi. Erano mesi che gli infiltrati stavano preparando una operazione antagonista in grande stile. Le forze dell’ordine non erano in numero adeguato ne erano tutte preparate. Volete un esempio banale banale? I mezzi per il trasporto delle unità di contenimento. Non erano idonei e restare fermi a lungo in un punto con il motore acceso. Molti poi non sono più ripartiti. Chi ha pagato? La gente per bene. Ho fatto il consulente in Procura e nei tribunali monocratici e non. Conosco q.b. il codice di procedura penale ma la sentenza di ieri, come ha detto con pacata e corretta visione delle cose il PM, significa che la corte non ha sentito di avvallare la tesi accusatoria o di non avere prove oggettive da poter giudicare in modo diverso. Se è quindi è vero, come dice più che bene Rossana, che senza informazione poco si sa e si capisce è anche vero che il sistema, in generale, non è tarato in modo giusto da evidenziare in sede dibattimentale ogni sfumatura, ogni elemento al fine da permettere al collegio od al giudice di esprimere un parere certo. Concludo, anche se lascio nella tastiera circa 25.000 parole sull’argomento, che non voglio ne posso giudicare ma da osservatore ed analista non posso non ritenere quanto meno fuorvianti talune prese di posizione che nei recenti commenti sono apparse e questo non aiuta non tanto a stabilire la verità (che è difficile se osservata nei dettagli degli eventi) quanto a chiarire la portata che quei fatti serbavano in seno. Cosa questa che per ideologia, questo si, per i diversi punti di vista, ha fomentato una serie di “opinioni” che sono diventati "fatti" e su questo, cara Rossana, bisognerebbe che tutti noi, riflettessimo con attenzione. Gradirei che le mie parole non fossero interpretate ma comprese per il senso, per il tentativo che ho sentito di compiere di riportare il dialogo nell’alveo di un ragionamento e non delle opinioni. Se così non avverrà sarò considerato uno dei tanti che pro o contro che sia è entrato nel merito della delicata questione è ciò mi indurrebbe, lo scrivo pubblicamente, a smettere di cercare il confronto sul piano della ricerca dei dati certi a fronte di un bisogno costante e spasmodico di dimostrare che si ha ragione per forza. Io sono sicuro di non avere ragioni ma osservo ed analizzo, questo si! E’ l’unica cosa che so fare bene.

  11. @Tullio
    Non entro nella questione ‘tecnica’ ed il tuo intervento è esaustivo nonchè autorevole. Ed è proprio qui il nodo della questione.  Ognuno di noi ha le proprie idee, giuste o sbagliate che siano, ma ci peritiamo – non a torto – di essere persone civili. La mia ‘versione dei fatti’ è quella di un comune cittadino che si è visto privare persino della libertà di circolare nella propria città.
     
    Hai detto bene: il G8 NON DOVEVA ESSERE FATTO A GENOVA.
     
    Sono molti gli episodi che potrei citare per avallare una tesi, ma non lo faccio. Ed è fuori di dubbio che le forze dell’ordine che si sono trovate a fronteggiare bande organizzate non sono state all’altezza del loro compito.
     
    Il mio post solleva il problema dell’informazione, ma soprattutto della mancanza di volontà di informazione da parte di molte persone, che seguono l’onda, come si suol dire. E se permetti ho aggiunto un piccolo contributo personale, che solo CHI ha vissuto Genova può conoscere. Sono sensazioni di paura che difficilmente dimenticherò. Sensazioni di mancanza di libertà che non auguro a nessuno.

  12. e per questo aggiungo quello che è sempre stato un mio pensiero da anni: i G8, G9 e quanti altri ne verranno, se li vadano a fare in un’isola sperduta sul pacifico, per lo meno si eviteranno situazioni penose e disastrose di sui Genova è stata la vittima!
    tanto non saranno le proteste a fermarli, perchè i burattinai quando decidono qualcosa a beneficio delle loro tasche non li ferma nessuno.
    e senza arrivare ai burattinai mondiali basta esaminare anche le mosse dei burattinai di cortile, che con le loro strategie tese al cieco tornaconto personale non esitano a sacrificare e bruciare risparmi di quelle povere allodole che vengono incantate da lusinghe di facili guadagni con investimenti suicidi!
    so di cosa sto parlando!
    non ci sto!
    non mi assoggetto a certe direttive che se le possono pure ficcare in culo!
    più che mettere in guardia non posso: il libero arbitrio detta la sua ultima parola

  13. Ciao Ross,sono sostanzialmente il linea con la tua posizione. Resta il fatto “strategico” che l’informazione: come la proponi tu dovrebbe essere di tipo “push”. Ma il ragionamento del canale monodirezionale è di per se strumento delle dittatura. Premo sul destinatario dando informazione. Nel 2002 l’informazione (direi quasi dal 2001 in poi) è diventata di tipo “Pull”: deve essere in un qualche modo cercata. Non amo affatto Umberto Eco ma in un suo saggi ha scritto una cosa che sottoscrivo in pieno. Se in un sistema di comunicazione la responsabilità della scelta, dell’aggregazione del dato in informazione e conoscenze si sposta eccessivamente nelle mani del destinatario e questo non “domina” questo processo il risultato è un radicale impoverimento del processo di interiorizzazione dell’informazione stessa nella supremazia della conoscenza. Ciò a dire che se chi legge pensa che ciò che sa gli basta, e questo bastare è limitato l’idea che si genera, è un deriva della conoscenza. Ecco perché  – e chiudo perché tutti sarete più che stufi delle mie parole a nastro – temo che spetta ai cittadini la responsabilità di affrontare l’informazione sul piano dell’investimento. Il push è orami una forma di pressione induttiva al comportamento della comunicazione ma il pull richiede responsabilità e ore/uomo da investire per essere “consapevolmente” informati. Informazione così però, come tu ed io ben sappiamo, non porta la polenta in casa. Ecco perché andrà peggio. Opinioni sempre più come fatti!

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