Miseria e nobiltà

Non sono sparita!!! E non sono ancora in corso i logici festeggiamenti post-compleanno, come qualcuno aveva supposto Sorriso.

Ho terminato solo ieri sera la mia full immersion annuale tra comandanti, ingegneri e architetti navali, nonché la mia passeggiata tra megayachts e imbarcazioni da regata. Ho passato nove giorni ad ammirare gioielli della tecnica e del design italiano, che farebbero invidia ai più lussuosi appartamenti dell’8° arrondissement parigino, di Mayfair o della Fifth Avenue.

 

blue

 

 

Per inciso (e nemmeno molto), le notizie che circolavano tra gli operatori, vedevano i contratti superiori ai 5 milioni di euro in crescita, in grande contrapposizione all’attuale periodo di recessione economica, che non è solo paventata dai titoli dei giornali. E’ reale. E come sempre le mie celluline grigie erano in movimento continuo.

 

Una riflessione su tutte è quella che vede il decadimento dell’uso di alcuni vocaboli. Leggendo i titoli dei giornali e guardandomi attorno, ho avuto l’esatta rappresentazione del divario tra ‘miseria e nobiltà’, vocaboli quasi scomparsi dal nostro quotidiano.

 

Infatti, nel ventunesimo secolo, si ha quasi paura a pronunciare la parola ‘miseria’, vuoi per vuota e latente retorica, vuoi perché la si pensa legata ai secoli passati, a quella civiltà contadina a torto considerata ‘misera’ o ‘miserevole’, vuoi per esorcizzarne la paura stessa. Misero era l’aggettivo comunemente associato al lavoratore povero, senza aspirazioni di emergere, del tutto soggiogato dalla sua condizione, soprattutto dalla mancanza di istruzione, alla classe nobile, di cui è sempre stato il servo. Oggi la parola miseria è stata sostituita da ‘povertà’, in contrapposizione a ‘ricchezza’, che anticamente era il logico connubio con la nobiltà.

Quanti di noi leggono cifre che quantificano ‘chi’ vive al di sotto della soglia di povertà, cifre che non sono poi così lontane da chi lavora con uno stipendio medio basso, pur avendo una discreta istruzione?

Ma si parla di ‘povertà’ e non di miseria…

 

D’altra parte, anche il vocabolo ‘nobiltà’ è quasi scomparso. Le cause? Prima di tutto, la cacciata della monarchia, seguita dai matrimoni misti con la borghesia nascente, che ne hanno esaurito i discendenti, depurandoli dai titoli nobiliari. Ed a questa nobiltà se ne è sostituita un’altra: quella della classe borghese, politica, dirigente, retta e sorretta abilmente da un solido patrimonio economico, le cui origini potrebbero essere definite "fortunose", a dir poco…

 

Ed eccomi quindi riemergere da nove giorni chiusa in questa gabbia dorata, dove ho visto sfilare i nuovi nobili, riconoscibilissimi dagli abiti ostentatamente casual, ma rigorosamente firmati, che indossano solo Rolex, con palmare e Montblanc d’oro nel taschino della camicia, elargire a noi ‘miseri’ lavoratori la loro benevolenza.

 

A parte voler reiterare il vero significato di aggettivi come ricco, povero, misero e nobile, cui la letteratura passata ha già dedicato fiumi di parole, mi sono anche sorpresa a sorridere. Di fronte allo spauracchio, non così remoto, di una recessione mondiale, ‘questi’ nobili, dietro l’immancabile sorriso a 32 denti, mi sono sembrati impauriti, preoccupati, quasi sull’orlo di una crisi di nervi. Chi non ha quasi nulla da perdere, è certamente più sereno, soprattutto ha la certezza di saper e dover comunque lavorare, rimboccandosi le maniche, cosa che i parvenus non hanno mai affrontato in prima persona.

 

Ma il sorriso è stato breve, annullato dalla quasi certezza che questa crisi, la peggiore dal 1929 a detta degli economisti, oltre a bruciare molti titoli e molto denaro, contribuirà ad aumentare il divario tra il ricco ed il povero.

 

Non ci resta che attendere…

 

 

 

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9 risposte a “Miseria e nobiltà

  1. ….vero vero…staremo a vedere..:))..un bacione!

  2. Il problema di questa recessione se ci sarà…e che non colpirà solo il nobile…il ricco…ma anche il povero lavoratore che ha fatto miracoli e sacrifici per mettere da parte un gruzzoletto per la vecchiaia o per le evenienze meno piacevoli…

  3. o, per dirla alla troisi … non ci resta che piangere … :(
     

  4. perdonami,
    ma quelli non sono i nuovi "nobili" ma soltanto "arricchiti"!
     

  5. perdonami,
    ma tu,
    che lavoro fai?
     

  6. @Mauro
    Lo so bene che non sono i nuovi ‘nobili’, ma sono in tutto e per tutto la casta che ha sostituito la nobiltà…
     
    Che lavoro faccio io??…uhm… mistero… :-)

  7. Secondo me, la parola che più di ogni altra manca, che più di ogni altra sembra un puro esercizio retorico, è "dignità"… Nessuno, né il ricco né il povero, né il misero né il nobile sente più la dignità come valore da ostentare.
     
    Comunque, bentornata!

  8. Tutti quelli che vanno alle fiere tornano con qualche gadget.
     
    Tu non riesci ad inguattarti un panfilo, per il prossimo BlogRaduno ?
     
    Sarebbe carino. L’ingegnera, ora anche Capitana di vascella, parte da Genova ed in ogni porto raccatta amici del Blog arrivati lì dalle loro città dell’interno.
     
    Gran finale entrando nel porto di Trieste !

  9. quano ho sentito del salone nautico ti ho pensata esattamente dov’eri!
    mi sgomenta tanto lusso e lo trovo mooooolto pacchiano, come gli ostentatori di rolex. demi monde, puah!

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