Tra innovazione e tradizione

In questo periodo di oscurantismo e superficialità, quale migliore rimedio se non quello di ritrovare e riscoprire la voglia di tuffarsi nella solidità dell’arte senza tempo? Contrariamente al tubo catodico, che ci mostra un’italietta volgare e stupidotta, tra isolani che vorrebbero essere famosi, veline e tronisti vari, tra la voglia degli studenti di emergere (finalmente) dal letargo e un ministro della pubblica (d)istruzione che non sa leggere e vuole riportare lo stivale ai tempi del maestro Manzi (al quale pur tuttavia, considerati i tempi, va tutto il mio profondo rispetto e affetto, visto che grazie a lui, una bimba di 5 anni imparò a leggere e scrivere), le nostre città pullulano di bellissimi spettacoli teatrali, adatti a tutti.

palcoscenico

Dall’happening ‘On the road’ di Paolo Rossi, che per la sua ironica tristezza di fondo mi ha ricordato il grande Gaber, al (prossimo qui a Genova) ‘sarà una bella società’ di Shel Shapiro, da Pirandello a Moni Ovadia, da balletti e opere liriche di tutto rispetto, dal sempreverde musical ‘Hair’, passando per il classico per antonomasia, Shakespeare. E così ieri sera, con un tempo che sarebbe stato molto più adatto alla rappresentazione di ‘The tempest’, mi sono regalata una immersione teatrale: Re Lear.

Scenografia circolare, ispirata ai bozzetti di Luzzati, in cui tutti i personaggi si collocano sulla scena, apparendo e scomparendo nelle diverse stanze, recitazione in versi e in prosa, grazie alla nuova traduzione di Edoardo Sanguineti (che l’ha curata per questo allestimento), che rende il linguaggio originario della tragedia moderno e accessibile, ma senza stravolgerla. Una compagnia, quella dello Stabile,  che è una garanzia, sostenuta da un Eros Pagni che da oltre 30 anni è il fulcro dell’arte della recitazione a Genova. [E qui permettetemi un ricordo: una sua magistrale interpretazione insieme a due attrici che sono parte fondante del teatro italiano, Lina Volonghi e Valeria Moriconi, nel ‘Cerchio di gesso del caucaso’ di Brecht. Ero una ragazzina, ma quella pièce mi è rimasta dentro].   Tre ore e mezza di spettacolo che ha lasciato tutti a bocca aperta, con una ovazione finale che ha richiamato gli attori in scena per quattro volte. Con mia grande sorpresa (e piacere), la platea era gremita da un pubblico di tutte le età, molte signore in abito lungo, ancor più giovani in jeans. E questo mi rende ottimista. Non tutti erano a festeggiare Halloween…

All’uscita dal teatro, il tempo continuava ad essere inclemente, dalla valle del Bisagno spirava un vento che rendeva inutile l’impiego dell’ombrello, ma io camminavo ad una spanna da terra e ho limitato i danni…

Non amo dare consigli, perchè come diceva Faber

“Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.”

però… un suggerimento: spegnete la TV ed uscite, andate al cinema a teatro o a sentire musica ed il mondo vi sembrerà migliore.

 

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10 risposte a “Tra innovazione e tradizione

  1. ..TV??..whats tv??…:)))

  2. clap…clap….clap…. :-))

  3. approvo in pieno il tuo suggerimento!! a volte basta poco per estraniarsi completamente e riprendere le energie … cosa c’è di meglio di due ore immersi nello schermo gigante di un cinema, nell’atmosfera surreale di un teatro, o nel caos totale di un concerto??? :)PS: pensa che il mio primo "impatto" con il teatro è stato alle medie … la prof di italiano ci portò al Teatro dell’Opera a Roma per vedere proprio Re Lear … rappresentato dal mitico Tino Carraro … troppo piccola per apprezzarlo, troppo piccola per capirlo … ma ne uscii comunque entusiasta e favorevolmente impressionata tanto è vero che nonostante siano passati più di trenta anni, ancora lo ricordo bene!!se ci ripenso mi sembra impossibile che, nonostante il teatro fosse pieno di ragazzini, regnasse un silenzio di tomba, credo che questo genere di "miracolo" si possa compiere solo in un teatro!!!

  4. qui c’è sempre da imparare….:)

  5. tra l’altro non sapevo neanche che bocca di rosa era di faber

  6. @Marco
    Cosaaaaaaaaaaaaa??? ma come è possibile!!!
    In pieno clima Gelmini, ti boccio e ti mando ai corsi di recupero con cura intensiva di musica ‘sana’! ;-))

  7. dè ero convinto fosse di DE ANDRé…..
    studierò…..

  8. @Marco
    allora insisti eh?? Faber è il nomigliolo di Fabrizio de Andrè …. :-((

  9. tv? e chi ne ha avuto il tempo?
    ho fatto una full immersion di pannolini…ma è stato bellissimo:-)
     

  10. quando uno è scemo…..
    oltre che ignorante….
    mi era venuto il dubbio…e ho dovuto insistere …chiedere chi fosse faber era troppo facile…
    :) :) :)
    cmq è uno dei miei preferiti

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