Quando non è solo ‘Musica’

Che strano. Ieri mattina, ascoltando la radio qui in ufficio (come sempre sintonizzata su Radio Nostalgia… ‘just music, no bla bla) mi sono sorpresa, ancora una volta, a riconoscere vecchi brani già dai primi accordi. Strano, perché riflettevo infatti su come fosse possibile che a distanza di anni, la mia memoria “acustica” fosse così pronta e allo stesso tempo legata a quei brani che fanno parte dei cosiddetti ‘evergreen’, anche se remixati in versione moderna, anche se spesso quelli trasmessi fossero delle covers, interpretati da altri artisti.

 

Ed ho iniziato dicendo ‘che strano’ solo perché non sapevo ancora cosa mi aspettava ieri sera…

 

Come parte del programma ‘Ama te stessa! Regalati delle belle serate!’, ieri sera sono stata a vedere mmmh…uno spettacolo?… un concerto?…  un one-man-show? Non saprei come definirlo. Forse, sarebbe più appropriato dire ‘una passeggiata nella musica degli ultimi 50 anni’

 

Avevo visto il cartellone dello spettacolo quando, sull’onda di una improvvisa nostalgia politica, ero stata a vedere Paolo Rossi qualche mese fa, e ci avevo fatto un pensierino. Poi le newsletter dei vari siti di biglietterie on line me l’hanno riproposto un mese dopo, e non ho saputo dire di no a quello che le mie celluline grigie mi suggerivano “evvai!!!”

 

Già il nome dell’artista evocava la mia gioventù: dalle ragazze con le prime minigonne ed i cappottoni maxi, alla mia camera interamente tappezzata di ritagli di giornale (ero una fan di Giovani Imbarazzato…), dalle prime canzoni cantate in un inglese maccheronico (sorry, ma ero alle prime armi…), alle urla di mio padre che gridava ‘ma come si fa ad ascoltare questa musica???’, al suo stesso sguardo quando si rendeva conto che i posters erano appiccicati sulle pareti con lo scotch (e quando venivano ‘sostituiti’ si strappava tutta la tapezzeria a fiori…), dalle manifestazioni canore itineranti, come il Cantagiro, ad un gruppetto di ragazzine poco più che decenni che correvano dietro a questo cantante solo per provare a tirargli la lunga chioma per sapere se fosse vera oppure fosse solo una parrucca. Cosa ci attirava di lui? Forse il fascino dello straniero, che parlava un italiano stentato che tutti tendevamo ad imitare. Forse il fatto che, come molti altri artisti approdati negli anni ’60 nel bel paese (Mal, Ricky Shayne, ecc.), proveniva da quella Londra che, dopo essere stata protagonista della prima rivoluzione industriale, in quegli anni era la fucina di una nuova rivoluzione, del cambiamento giovanile, della famosa ‘contestazione’,  dai Beatles ai Rolling Stones, dai sit-in di Hyde Park  alla moda rivoluzionaria di Carnaby street, con i suoi pantaloni a zampa d’elefante e le giacche militari con il simbolo ‘Make love not war’.

L’imprinting musicale del suo gruppo era forse troppo avanti per un paese come il nostro, ancora abituato a sentir cantare in italiano, legato a sonorità e melodie mediterranee, lontane dalla ritmica dei drummers. Il gruppo ebbe un discreto successo, con passaggio ‘obbligato’ al festival di Sanremo, e, senza una ragione precisa si sciolse nel 1970, proprio come i Beatles.  Credo sia stata una decisione saggia. Lasciare perché non si ha più nulla da dire. Lasciare per non svendersi al commercio della musica, così come voleva la discografia nascente. Lasciare perché si voleva continuare a fare solo musica.

 

Il complesso erano i Rokes e l’artista è SHEL SHAPIRO.

 

Da quel lontano 1970 sono passati quasi 40 anni. Lui ha continuato a vivere in Italia, a scrivere ottima musica, a vivere nel suo sogno. Quello di un mondo migliore, quello del ‘noi’ e non del singolo, quel mondo di speranze che sono andate deluse, ma con la certezza di avere ancora posto per una nuova speranza.

 

Lo spettacolo è stato una carrellata nella musica, o meglio in ciò che ha significato il suo cambiamento, la contaminazione con la musica (poca) che arrivava dagli Stati Uniti a fine anni ‘50, il rock&roll, il rythm&blues e poi Woodstock e Dylan, l’impegno sociale, la musica che voleva divertire e portare un messaggio allo stesso tempo, fino al nascente rock inglese, Pink Floyd, Genesis, U2. La musica come nuovo mezzo di comunicazione diretto ai giovani di allora.

Photobucket

(foto dal sito ufficiale http://www.shelshapiro.com/)

 

 

 

Un salto nel passato, con molto realismo, senza rimpianti, forse con un po’ di nostalgia, e uno sguardo al futuro sempre con lo stesso impegno, non politico, ma democratico.

 

E si è vista una platea che alle prime note canticchiava Rock around the clock, Summertime Blues, Eleanor Rigby, Blowing in the Wind, A hard rain is gonna fall, fino a One love, one blood e Loosing my religion…

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8 risposte a “Quando non è solo ‘Musica’

  1. Mitica Ross, mi hai fatto rivivere gli anni di quando ero bambino. E mi hai confermato che la musica dal vivo è l’unica vera musica. Per carità CD ed MP3 sono belle cose, ma la musica lì, provata mille volte e poi corretta con il software, diventa perfetta, cioè di plastica.Non c’è musica, secondo me, se non puoi vedere gli occhi e le espressioni di chi suona o canta. Ascolatare la musica è partecipare ed essere coinvolti dalle sensazioni che chi suona produce, prova e comunica. Ora sei pronta per un mio concerto ! La prossima volta che ci vediamo, porta una chitarra !

  2. cos’e’la vita senza musicaaaaa!!…ottima idea Ross!!;)))

  3. chi vi credete che noi siam, per i capelli che portiam…bei tempi!

  4. sarà una bella società,fondata sulla libertà!siamo tutti inguaribili nostalgici?

  5. me lo ricordo vagamente…ma certo io sono di un altra epoca…ahahhahahuna vasata e buon we…

  6. Peccato che siano in pochi quelli che ci credono ancora ed in troppi quelli che pensano solo …ad essere ottimisti!SIGH!Complimenti per la decisione di goderti un po’ di sana musica dal vivo!Buona giornata.KaliP.S.Brrrrrrrr!L’acqua che entra dalla pedaliera!Brrrrrrrrrrr!Paura di spavento!

  7. condividio l’opinione di Kali….chissà quanti ci credono davvero ancora?

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