Io e il cinema

Ci sono periodi della vita di ognuno di noi in cui l’arte figurativa, sia essa quella della pittura, della fotografia e, per arrivare a quella ‘in movimento’, l’arte cinematografica e teatrale, hanno un una predominante su quelli che consideriamo, spesso a torto, solo come i nostri momenti ludici.

Si inizia da piccoli, quando le figure sostituiscono i testi che ancora non si riesce a leggere, si continua con il classico fumetto, in cui il rapporto visione/lettura è di 70 a 30, per arrivare in età più adulta ad un 50/50, dividendoci tra la lettura di libri e la visione dei film.

E’ sempre tutto relativo, come disse il grande Albert, ma, in prima battuta, la fruibilità del cinema è più semplice rispetto alla lettura di un libro. Quindi, nell’adolescenza che vuole crescere in fretta, si predilige la visione dei film, magari in gruppo, e la scelta ricade su quelli più osannati dalla critica (o dovrei dire meglio promossi dalle majors?). Sta di fatto che c’è questo periodo di interregno nel quale se chiedi ad un ragazzo se ha letto il tal libro, la risposta classica è ‘no, ma ho visto il film!’ come se ciò supplisse in toto alla conoscenza della storia del romanzo cui il film si rifà.

Un po’ bastian contrario lo sono sempre stata, e, per esempio, non sono mai stata un’accanita lettrice di fumetti, passando dai libri per ragazzi (che lessi già a 6 anni), direttamente al cinema, spesso in solitario, ma anche con i miei genitori che, andando contro tendenza, già a 13 anni mi avevano portato a vedere capolavori come ‘2001, odissea nello spazio’ di Kubrick. Crescendo, mi sono anche imposta di non vedere mai un film di cui avevo letto il libro e viceversa, per evitare grandi delusioni, e lasciar sedimentare ciò che il primo o il secondo mi avevano trasmesso, senza alterazioni di sorta.

Ho trascorso poi molti anni senza recarmi al cinema: le ragioni sono varie, ma si possono riassumere nell’impossibilità di conciliare i miei gusti con quelli di colui con cui dividevo la mia quotidianità, trovando quindi altri spazi di divertissement comuni. Lo stesso problema si è verificato col teatro Perplesso

Nel frattempo l’arte cinematografica, salvo rare eccezioni, ha fatto secondo me dei passi indietro, specchio anche questo di quel calo socio-culturale che è sotto gli occhi di tutti. E’ un dato di fatto che la maggior parte dei film prodotti negli ultimi vent’anni ha privilegiato gli effetti speciali, la ‘confezione’ nel suo insieme, dalla fotografia, ai costumi, alle musiche, a scapito spesso dellla trama o della capacità recitativa degli attori. Ed ecco che molti film ‘inutili’  hanno sbancato i botteghini e si sono radicati nella mente dei più giovani come capolavori, pur non essendolo affatto.

 

Superato comunque il mio "impasse", ho ripreso con gioia a recarmi a teatro, un po’ meno al cinema. La possibilità di noleggiare il film prescelto anche se non in circolazione (e, non neghiamolo, anche quella di scaricarlo…) mi hanno fatto preferire l’ambiente domestico a quello delle multisala, che sono per me un po’ come i grandi centri commerciali: ambienti dove tutto è a disposizione e allo stesso tempo tutto è sinonimo di impersonalità e di scelte guidate da altri.

Su richiesta di un’amica, proprio lo scorso venerdì sono stata al cinema: il titolo era allettante, la storia conosciuta, le critiche invogliavano all’evento, e ho visto la prima parte del film di Sodebergh ‘CHE – L’ARGENTINO’. Risultato: una discreta confezione, un film non parziale, una sorta di documentario, un attore senza dubbio di valore. Un film bello.

Da vedere indubbiamente. Ma la cosa si ferma qui.

 

Ieri sera, per far contenta mia sorella, altro film, questa volta scelto da me, facendo affidamento sul regista e su alcune recensioni: Pupi Avati e il suo ‘GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA’. Altra delusione. Caratteristi di gran talento, uno spaccato della prima borghesia anni ’50, un film che, vista la produzione di Rai Cinema, può senz’altro essere un film per la TV, ma nulla a che vedere con il cinema con la ‘C‘ maiuscola.

Ribadisco che queste sono esclusivamente mie sensazioni e mie ‘mancanze’, ma credo che, dopo questa sortita, beh, tornerò alla lettura di qualche bel libro. Sostanzialmente mi dà di più in termini emozionali e culturali.

 

Per i miei momenti ludici, a questo punto, preferisco uno spettacolo a teatro o un concerto musicale…Sorriso

 

 

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8 risposte a “Io e il cinema

  1. ho iniziato abbastanza tardi ad appassionarmi alla lettura ma, da allora, non ho più smesso …bello il teatro, bello il cinema ma … il libro è tutta un’altra cosa!! nel libro ci metti del tuo … l’autore descrive e tu immagini!! quando leggo un libro che mi piace, mi piace anche vedere come qualcun altro ha interpretato la lettura quindi, in genere, guardo anche il film che ne esce fuori … difficilmente faccio il contrario … non guardo un film se prima non ho letto il libro … perchè, conoscendo già la storia, se guardo prima il film, il libro "dopo" non mi appassiona più …mi piace il cinema, mi piace tuffarmi per due ore nello schermo gigante e lasciare fuori tutto il resto … ma, un pò per pigrizia, un pò per comodità, come dici tu, spesso si preferisce noleggiare un dvd o … mettere in azione il famoso "muletto" … certo, le interruzioni possono essere varie (dal "mi scappa la pipì" al telefono che squilla) … la "sala" sicuramente non è insonorizzata e quindi rischi che sul più bello che un aereo passi facendoti perdere la battuta più importante o che una macchina inizi a suonare perchè qualcuno gli si è parcheggiato dietro … però, se non altro, puoi bloccare la "messa in onda" … tornare indietro, andare avanti … o decidere che tutto sommato, non vale la pena di vederlo e metterti a leggere un bel libro!! ;))

  2. mi piaceva molto andare al cinema…ora ci vado rarissimamente, quanto al teatro, non ci metto più piede da credo quasi mezza vita…..leggo, molto, …e …sogno…

  3. Ho imparato a leggere a 4 anni (mi allenavo con "dal big beng ai buchi neri" e capivo poco o niente) poi non ho più smesso.E’ vero che il cinema (soprattutto italiano) è spesso deludente, in questi anni però qualcosa di buono è saltato fuori… ad esempio Clint Eastwood come regista.Spetta che mò perdo il filo, volevo dirti che, nonostante il mio amore per la lettura, penso che sia sbagliato paragonare un libro ad un film ispirato o tratto da esso, spiego:Il libro è solo trama, un film completo ha, oltre la trama, moltissimi altri "ingredienti" tipo colonna sonora, attori, scenografie, effetti speciali (più o meno evidenti) da valutare ma non singolarmente. Insomma, il buon film è come un piatto appetitoso dove i sapori si mescolano ad arte senza che nessuno copra gli altri, il cattivo film invece è carente in uno o più variabili.Te lo scrivo perchè quando lo dico agli amici mi mandano a quel paese (per alcuni val la pena pagare il bigletto solo per vedere tal attore o tal attrice), penso che tu abbia un’aperta capacità critica oltre all’esperienza, volevo sapere cosa ne pensi.Ciao ciao.

  4. @KOIOvviamente la mia non voleva essere la classica critica che fa di tutt’erba un fascio, certo che ‘qualcosa’ di buono è saltato fuori, ma è sempre in percentuale molto bassa rispetto all’uscita, come se il pubblico delle sale fosse così atrofizzato e lobotomizzato da non capire il ‘buon film’, obbligando i produttori a far cassetta con prodotti medio-bassi. Ciò premesso, veniamo alla querelle ‘film sì, libro no’ e viceversa. In linea di massima ti do ragione, soprattutto su quello che deve avere un film per diventare un ‘buon’ film: come un puzzle, deve avere tanti piccoli pezzi che si incastrano alla perfezione, un melting pot che alla fine ti fa dire ‘bello! lo rivedrei volentieri’.Nei film che vorrebbero essere la trasposizione di un libro, raramente lo sceneggiatore o il regista mantengono la stessa linea del libro, ma spesso puntano sulla caratterizzazione dei personaggi, anche quelli non principali, e, se questi sono interpretati da attori di rilievo, diventano spesso protagonisti del film, pur non essendoli in realtà. Si travisa spesso – non so se per meri fini economici o di pubblico – il messaggio dello scrittore, più sovente si sorvola sulla caratterizzazione storiografica del libro, come non fosse importante. Ti cito ad esempio "Il nome della rosa" che io adoro, bellissimo film a se stante, retto da attori superlativi, dove il romanzo di Eco, col suo panorama storico di lotte del papato, si è trasformato in un film giallo. Altro esempio "Il silenzio degli innocenti": letto prima il libercolo (in senso reale visto che era brevissimo il primo) e poi visto il film e… meraviglia delle meraviglie, il ‘capo’ di Clarice da nero si trasforma in bianco… E nel libro questo aveva un suo perchè. Parli del cinema italiano: ho visto ‘la ragazza del lago’, super premiato ai David. Carina la storia, bravo Tony Servillo, ma poi? [e anche questo co-prodotto come il film di Avati da Rai Cinema… detto internos…)Ripeto, comunque a scanso di equivoci, che questo non vuole essere un monito o altro, è solo un mio personale pensiero. Ti ringrazio soprattutto per quell’aperta capacità critica che mi attribuisci, che reputo un grande complimento, ma credo che tu e molti altri amici non siate da meno. :-)

  5. ..ti dico la verita’io leggo il libro vado al cinema a vedere la trasposizione ed anche a teatro la piece tempo permetendo!mi piacciono tutti i generi in modo indistinto e cerco di coltivarli tutti….concerto e fumetti compresi:-)))…sai Ross cosi’non mi perdo niente anche se metto in conto qualche delusione …

  6. permettendo!ops

  7. Proprio perchè hai espresso un pensiero ti ho raccontato il mio (porta pazienza se divago e mi perdo nei commenti) sapevo che mi avresti accontentata rispondendo, Grazie! Buona serata.

  8. Anch’io non sono un gran frequentatore di cinema, orari e un po’ di pigrizia mi portano spesso ad aspettarli in dvd o sul satellite. Non è la stessa cosa che vederli al cinema ma ho l’impressione che non mi sono perso moltissimo. Film ne vedo molti ma ne ricordo pochi e questo qualcosa vorrà pur dire credo.Diverso è il discorso teatro. Lì il messaggio è più diretto, immediato e quando posso ci vado volentieri. Regala emozioni e momenti che difficilmente un film ti offre.

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