Storie a metà

Sono arrabbiata.
Con me stessa.
Lo sono perchè, nonostante l’età (che dovrebbe essere un fattore rilevante…) ed il mio essere, a volte, cinica e disillusa, non ho ancora imparato a non riporre la mia fiducia e le mie aspettative in qualcuno (o in qualcosa), che sono fuori dal mio diretto controllo.
E ciò mi fa arrabbiare.
Molto.
Qualcuno più sgamato di me riderà di queste affermazioni, lo so, lo farei anche io se, questa volta, non fossi la protagonista del ‘misfatto’.
 
E’ bastato leggere un semplice libro, un ‘banale‘ romanzo. Una lettura attenta e avida, cercando quel ‘qualcosa’ che avrebbe dovuto esserci.
Già, qualcuno potrebbe dire ‘ma che ti aspettavi da un romanzo?’.
La fama dell’autore ed i suoi recenti trascorsi politici, mi avevano fatto immaginare un romanzo ‘diverso’. Ciò non vuol dire che la lettura non sia stata piacevole, tutt’altro, lo stile è moderno, quasi scenografico, i caratteri ben delineati, la storia avvincente, ma… forse mi aspettavo una definizione logistica migliore, forse volevo leggere l’interesse dei due giovani protagonisti per un problema socio-politico che non può non toccarli da vicino, ma di tutto ciò ho trovato solo un breve accenno legato ad un "villaggio disabitato".
 
Insomma, un romanzo che non va al di là di ciò che è: nessun odio o amore pasionario per una causa. I due protagonisti avrebbero potuto trovarsi in una qualsiasi città europea o americana, brevi accenni a tradizioni ortodosse (e questo lo capisco, perchè tutte le ortodossie hanno gli stessi tratti caratteristici), ma niente legami con la storia contemporanea, col territorio, con una ‘guerra di religione’ che dovrebbe essere palpabile nello stato di Israele, con la jihad palestinese, niente di niente. I personaggi secondari, ma non meno importanti, accennano a vicende della recente storia solo come punto di riferimento temporale. Non ci sono elogi nè condanne. Solo la consapevolezza di fatti avvenuti e consolidati. Non un accenno ad avvenimenti in corso, all’insediamento dei coloni, al muro di Gaza, nulla. Eppure il libro è stato pubblicato nel 2000 e nel 2006 ne è stato tratto anche un film!!!
E Grossman, specialmente dopo la morte del figlio nel corso della Guerra del Libano, si è schierato dichiaratamente attirandosi l’appellativo di antisionista, per una pacificazione dei territori, ha firmato appelli contro l’esercito israeliano e le operazioni contro i civili a Gaza!
 
Sia ben chiaro: non cercavo una lettura politica tout court, per questo mi sarei decicata alla lettura di un saggio. No, avrei solo voluto leggere tra le righe ‘cosa’ pensano le nuove generazioni israeliane ed ebree dei massacri quotidiani, da una parte e dall’altra, cui sono costretti ad assistere, forse per capire, anche se questo verbo potrebbe sembrare presuntuoso, se esiste un barlume di speranza per questa terra, se l’odio possa avere una fine, se i giovani, da entrambe le parti, credano in un futuro senza guerre e divisioni.
Tutto questo non c’è nel romanzo. Ci sono solo le problematiche giovanili legate alla crescita, al trovare il proprio posto nel mondo, al rapporto genitori-figli, a quel malessere che porta i giovani verso la droga e l’allontanamento dalle convenzioni, al sentirsi ‘diversi’, che da noi sono iniziate oltre trent’anni fa.
 
Non sono delusa per ciò che ho letto. Sono delusa per quello che manca in questo romanzo. E’ una storia a metà.
 
 
 
PS. Il libro è QUALCUNO CON CUI CORRERE’ di David Grossman 
 
 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
 
 
Annunci

10 risposte a “Storie a metà

  1. difficile ‘non aspettarsi niente’ (a qualunque età!!) quando si legge qualcosa che ci piace, immancabilmente riponiamo le stesse aspettative nelle letture successive … anche se queste, puntualmente, vengono deluse … non ho ancora letto nulla di questo autore ma, nella mia libreria c’è, in attesa: ‘a un cerbiatto somiglia il mio amore’ … lo hai letto??

  2. ..succede anche nella vitaStorie a metà,finali che non esistonoe restano lìsospesi..Ciao Bella RosssssCi vediamo!:)bacio..

  3. che strano Ross a me e’piaciuto tantissimo…il rapporto tra il cane ed il ragazzo questa figura di donna di sorella pronta a tutto la citta’vissuta d’un fiato….pensa che lo rileggerei domani….meno male che non siamo tutti uguali altrimenti povero mercato editorialee!!!:-)))

  4. Ross, questa volta mi hai stupito, ma come, Ariel ha ragione, non siamo micca tutti uguali ( per fortuna ), ed una cosa di questo genere può piacere o no, ma non far arrabbiare per la mancanza di ….. .L’autore è l’autore e fa del suo romanzo ciò che vuole.Và che domani vado a Xi’an, poi posto un po’ di foto.Abbraccio e bacio.Fabrizio

  5. Ross, mi spiace ma non sono d’accordo con te.Purtroppo non ho letto questo libro e non posso né voglio diventarne difensore d’ufficio, ma io non credo che per il semplice fatto che la storia sia ambientata in quella terra così travagliata abbia dovuto per forza essere un romanzo di denuncia, o abbia dovuto necessariamente essere infarcito di riferimenti (più o meno ideologizzati) alla situazione mediorientale.A parte il fatto che, come dice Fabrizio, "l’autore è l’autore e fa del suo romanzo quel che vuole", dovremmo anche pensare che, per quanto a noi questo possa sembrare incredibile, nella terra di Israele ci sono tantissime persone che vivono vite "normali", che si innamorano, che lavorano, che vanno in vacanza, e che non hanno ogni momento della loro vita dominato dalla quesstione palestinese… le loro vite possono anche essere oggetto di un romanzo!DI Grossman io ho letto "Che tu sia per me il coltello" (ne avevo parlato anche in un post) che a sua volta nella sua storia intensissima non sfiora nessun tema di vita politica mediorientale, mentre qualche mese fa ho letto "A un cerbiatto somiglia il mio amore" (in questo caso ho un mezzo post che non ho mai inserito) dove invece la storia e le vite dei protagonisti sono pervase dall’immanenza della guerra… E’ una storia altrettanto bella, e fa molto riflettere, perchè forse aiuta a vedere quel conflitto con una prospettiva diversa, che è quella di un cittadino israeliano. Non è un romanzo perfetto, ma ti consiglio di leggerlo!

  6. Diceva Pennac che un lettore ha tutto il diritto di chiudere un libro prima della fine, se non gli sta piacendo.Capita di rado ma a me succede!

  7. @TUTTIALT! non mi pare di aver detto che il libro non mi sia piaciuto, al punto da seguire il consiglio di Pennac. Mauro, confesso, lo faccio sovente di chiudere un libro prima della fine se non lo reggo proprio…Al contrario, ho detto che si legge bene (e qui, permettetemi, i complimenti al traduttore…), è molto scenografico anche nel dettaglio dei sentimenti, delle sensazioni dei protagonisti (e non a caso ne hanno tratto un film). La storia, a parte la trama romanzata, credo sia stata creata ad hoc per dare ai due giovani israeliti una connotazione universale, e secondo me pecca un po’ solo nel finale, in quel ‘e vissero felici e contenti’ che raramente accade nella realtà. Federico, non mi pare di aver nemmeno cercato un romanzo ‘politico’, ho solo detto che IMHO è una ‘storia a metà’, come sospesa e cristallizzata in una specie di limbo. La delusione, semmai, viene dal fatto che l’autore potrebbe essere capace di ben altro. E direi che il dissentire sia un obbligo… per fortuna non siamo tutti uguali :-)[Anche io ho ancora in attesa un altro libro di Grossman, e ora che conosco i suoi ‘limiti’ so cosa attendermi. ]Fabrizio, diciamo che molte volte potrei evitarmi certe arrabbiature semplicemente non aspettandomi nulla. Nè da un libro, nè da una persona. E’ questo che mi fa arrabbiare con me stessa. Tutto qui. Ma è una rabbia che dura poco: con noi stessi siamo sempre indulgenti no? Questo post non è il solito post ‘contro’: è stato un banco di prova per cercare di capire in quanti modi si possa leggere lo stesso libro, quali sono i tratti salienti che ognuno di noi riesce a vedere nello stesso testo. E devo dire che mi è piaciuto farlo!Grazie a tutti Voi, sempre attenti e presenti!

  8. Ho letto di questo autore… "che tu sia per me il coltello" e mi è piaciuto.Di più non so dirti. Dovrei leggere il libro in questione … a volte anch io sono insofferente davanti ad un libro… parto piena di aspettative e poi vengo delusa durante il cammino…ci sono stati due o tre libri che non ho finito di leggere… e sono ancora li… che mi guardano, in attesa….

  9. @Paolaanche io non sono riuscita a leggere dei libri e, tra questi, ora so che mi tirerò addosso gli strali di tanti, ‘Il pendolo di Foucault’ di Eco, che tanto è simpatico di persona (ho avuto modo di essere ad una inaugurazione con lui a Casale M.) tanto è antipatico e a suo modo ed a mio modo di vedere ‘borioso’ quando scrive!

  10. ..ok, allora mi confesso anch’io..e lo so che risulterò incompetente e.. altro,ma CENT’ANNI DI SOLITUDINEper me é stato IMPOSSIBILE..troppi nomi.. :DDHo mollato a 1/3 un premio nobel..e va beh, succede!:DDDD

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...