Tutto si riduce sempre ad un ‘banale’ déjà-vu

Grazie a tutti per avermi lasciato ‘meditare’ in pace, anche se, confesso, non è che sia servito a molto. E’ cosa nota che la mia “vocina” abbia delle serie difficoltà a farmi ragionare e meno che mai a convincermi di non essere nel giusto, ma credo che anche lei si sia ormai rassegnata…

Sono partita da considerazioni filosofiche, da esempi pratici, ho preso in esame passandole al microscopio le evidenze comportamentali ed ambientali e, siccome odio generalizzare, mi sono voluta di proposito soffermare su alcuni particolari che appartengono al singolo e lo caratterizzano. Ho cercato scusanti e attenuanti, ma non ne ho trovate. Ho voluto chiarirmi le idee su quanto il mio essere prevenuta e la mia intolleranza possano aver influenzato il mio giudizio finale, e quanto di entrambi possano aver contribuito a farne salire la negatività dello stesso, con una crescita esponenziale della mia rabbia. Ho rivisto, passo per passo, la nascita e la crescita di un rapporto interpersonale, che poco ha a che fare con la sfera dei sentimenti o della passione, e che spesso portano a travisare gli effetti, ed ho compreso che ciò che a volte definisco come "l’essere prevenuta" è solo una fase difensiva di brevissima durata, perché, se così non fosse, avrei potuto evitarmi un’altra delusione.

Quanti tipi di delusione possono farci star male? Oserei dire che non ci sono distinzioni, tutte creano quell’attimo di sbandamento che reca con se la classica domanda ‘dove ho sbagliato?

Ho sbagliato a credere nelle parole di una persona diversa da me stessa?

Ho sbagliato a dare fiducia?

Ho sbagliato a ritenere che le parole ed anche i comportamenti oggettivi fossero frutto di quella ‘coerenza’ mentale che cerco nelle persone?

Ho sbagliato a ‘mettere le mani sul fuoco’ per qualcuno?

Sì. La risposta a tutte queste domande è “sì, ancora una volta, mi sono sbagliata!” ed ora assisto, quasi da spettatrice, al dolore altrui, e mi chiedo se avrei potuto fare qualcosa. Ma non mi viene in mente nulla. Inutile attaccarsi a stereotipi, o inveire contro la specie.

Ma se ‘errare humanum est’ poiché “sì” è anche la risposta alla domanda successiva: ‘lo rifaresti di nuovo?’ ne convengo che in noi, o in me per lo meno, c’è del diabolico a dir poco…

 

 

 

 

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9 risposte a “Tutto si riduce sempre ad un ‘banale’ déjà-vu

  1. io penso che se errare è umano … perseverare è … indice che, se la mente ci dice che è "sbagliato", il cuore ci dice che è "corretto" … non so se questo vuol dire esser diabolici … ma sicuramente, nel bene o nel male, siamo noi stessi … io, pur sapendo quali sono stati i miei errori … li rifarei ad uno ad uno (vabbè, magari un paio me li risparmierei!!) …

  2. della serie : quando si è cocciuti lo si è e basta….questione di carattere, di dna…inutile filosofeggiarci intorno…"dentro" si sa perfettamente come andrà ma…il bastian contrario a "noi stessi" ci fa sfidare noi stessi…probabile che l’esposizione sia contorta ma…il mio pensiero mi è chiaroCiao Ross

  3. io di errori ne faccio sempre di nuovi…almeno sono originale!!NO??buona notte Ross…:-))

  4. insomma… un paio di errori me li risparmierei anche io… cocciuta lo sono (e me ne vanto dovrei aggiungere…. ma in questo contesto no, non mi sembra il caso…)Caro Spiritello… ma anche io ne faccio sempre di nuovi… nuovo soggetto, nuovo errore :-))

  5. Perseverare sarà anche umano ma solo i somari non cambiano mai idea, le variabili sono infinite e le scelte limitate.Io credo che l’essere prevenuti sia un meccanismo efficace di autodifesa propria delle persone sensibili e ricettive, anche col senno di poi la delusione brucia, soprattutto se ci si è esposti andando contro alla personale filosofia di vita.Più che la perseveranza è l’errore ad essere umano ma c’è di buono che dagli sbagli si impara, parecchio.Non conosco i fatti e spero di non aver scritto l’ennesima "cappella", ciao.

  6. @KoiNon è importante ‘conoscere i fatti’. La mia filippica può essere applicata ad una casistica molto varia. Credo anche che quella che chiamiamo ‘filosofia di vita’ sia il risultato statistico di ciò che ci accade. Se ci scottiamo, una, due, tre, cinque, dieci volte, scattano vari stadi di autodifesa, in dipendenza del grado di scottatura. Non credo alle persone totalmente insensibili, credo più facilmente a chi invece si voglia mostrare tale, mettendo su una bella corazza…ps. niente paura… nessuna cappella :-))

  7. dovremmo imparare a non dare per scontata la correttezza altrui.Dovremmo tener sempre presente che gli altri si comportano secondo i loro schemie non secondo i nostri..A ogni azione corrisponde una reazione ed é impossibile credere di sapere la reazione che ci sarà.Il dubbio ci dovrebbe guidare e la cocciutaggine (per me) non é sinonimo di virtù, semmai la perseveranza e anche il saper attendere il momento giusto.Quello che ti ho scritto lo rivolgo ad un senso generale, non conoscendo la Storia diquesto tuo post Cara Ross.. Un abbraccio, :)Lu

  8. Devo ammettere che non ho capito molto. Sulle delusioni nei rapporti interpersonali, devo dire che la cosa che più mi mette in crisi è dare fiducia a qualcuno e poi restarne deluso, come anche quando le persone spariscono senza neanche spiegare perchè. Quante volte per gli altri non siamo delle persone, con un bagaglio di sentimenti e diritti, ma solo delle emozioni che passano.

  9. Diaboliche entrambe, cara Ross.Quando impareremo?Mai, direi. Certe cose ho ti appartengono o no, forse dovremmo solo iparare a sentire meno male quando accade. La prossima volta prima di ripetere la cazzata mi inietto di morfina.Si fa per dire, ovviamente.Perchè ho capito di essere una recidiva masochista.Diabolica, recidiva e masochista.

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